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«Serve un tetto, altrimenti è schiavitù»

«Serve un tetto, altrimenti è schiavitù»

SASSARI. Sì ai voucher, ma va posto un tetto. Valerio Garau fa il maitre in un hotel di San Teodoro, ma soprattutto è in prima linea nella battaglia contro il governo per il taglio dei sussidi di...

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SASSARI. Sì ai voucher, ma va posto un tetto. Valerio Garau fa il maitre in un hotel di San Teodoro, ma soprattutto è in prima linea nella battaglia contro il governo per il taglio dei sussidi di disoccupazione agli stagionali con l’associazione Anls. «Il voucher va bene solo se usato con intelligenza – afferma –. So per soddisfare alcune esigenze, prestazioni occasionali. Io, per esempio, questa estate devo rinunciare a un paio di ragazzi perché hanno trovato un altro lavoro. Ma mi hanno dato la disponibilità per il fine settimana. In quel caso di certo non potrò fargli un contratto e li prenderò con i voucher». Ma c’è abusa fortemente di questo strumento. «So di alcune strutture ricettive della costa orientale che hanno pagato i loro dipendenti per tutta la stagione con i buoni. Cinque mesi di voucher. In questo modo si sta creando una nuova schiavitù, un nuovo precariato che rischia di fare più danni di quello precedente». Garau, dunque, condanna il forte abuso che si fa dei voucher nel settore del turismo e propone una sua ricetta per debellarlo. «Servono delle regole, dei paletti – dice –. Non si può permettere che un datore di lavoro paghi per tutta l’estate un dipendente con i voucher. L’unica cosa positiva è che se fanno un controllo è tutto in regola, ma non ha diritto alla indennità di disoccupazione, ai contributi. Così non è accettabile. Devono fissare una clausola con un numero massimo di buoni a disposizione. Venti, trenta, ma non di più. Oltre quei numeri deve essere firmato un contratto di assunzione». (al.pi.)

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