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I vescovi: discutiamo sul quesito

I vescovi: discutiamo sul quesito

L’Avvenire chiede «una conversione ecologica». Romano Prodi favorevole al no

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ROMA. Con un invito ai cattolici a discutere sul tema delle trivelle, la Cei interviene nel dibattito sul referendum in programma il 17 aprile. E così prende sempre più la scena una consultazione avviata quasi in sordina. Anche perché la posizione da tenere alle urne spacca profondamente il Partito democratico. Da un lato la minoranza Dem a favore del sì, dall'altro la maggioranza che si schiera per l'astensione. E trova una sponda importante anche in Romano Prodi, convinto che sarebbe un «suicidio nazionale» bloccare gli investimenti avviati: «Se voto – dice l'ex premier – voto no». Un flash mob con teli e fiamme a simboleggiare un «mare nero» inquinato dal petrolio dà il via, in piazza del Pantheon, alla campagna del comitato per il sì. Ma è soprattutto un articolo di Avvenire, il quotidiano della Cei, a far rumore, perché cita l'enciclica “Laudato sii” di Papa Francesco per sviluppare una riflessione contro le trivellazioni, per una «conversione ecologica» e «nuovi modelli di sviluppo». «Non c'è un sì o un no da parte dei vescovi al referendum», sottolinea il segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino, ma «il tema è interessante e occorre porvi molta attenzione, creando spazi di confronto».

Sotto i riflettori c'è in queste ore soprattutto il confronto nel Pd, che si è fatto scontro. La minoranza spera che la posizione della Cei spinga Renzi su una posizione di libertà di coscienza: «Inviterò il Pd a riflettere sull'astensione e non commettere un errore madornale», dice Roberto Speranza, mentre Vannino Chiti annuncia il suo sì e invoca libertà di voto. Da fuori anche Beppe Grillo bolla la scelta dell'astensione come «vigliacca e scandalosa» e invita al sì. Ma la maggioranza del partito si schiera compatta per l'astensione. «Decideremo lunedì in direzione – sottolinea il presidente Matteo Orfini – ma il quesito è su una legge votata dal Pd quando Speranza era capogruppo. Un partito normale neanche discuterebbe su quale posizione assumere. Non capisco quest'ira di dio ma l'astensione non è scandalosa». «Orfini si informi - replica Davide Zoggia - ma su quella norma è stata modificata da Monti e poi da Renzi». Il premier per ora non torna sulla questione, ma da Bruxelles osserva con disappunto il dibattito tutto interno al Pd non solo sulle trivelle, ma anche sulla condanna di Verdini. È anche a quel dibattito che sembra far riferimento quando, in chiusura di conferenza stampa, dice: «Certi toni inutilmente ideologici allontanano dalla realtà. L'Europa ha bisogno di un'Italia che parli di temi concreti e non si perda a discutere del nulla. Viste da qui certe polemiche di tutte le parti politiche lasciano l'amaro in bocca».

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