I progetti spezzati di sette laureande
I sogni e le aspirazioni delle vittime italiane: la voglia di studiare, conoscere il prossimo, aiutare gli altri
ROMA. Sette ragazze tra i 22 e i 25 anni, quella fascia d’età in cui i sogni iniziano a realizzarsi. Quel momento della vita che gli adolescenti agognano e gli adulti rimpiangono. Valentina, Elena, Lucrezia, Serena, Elisa, Francesca ed Elisa: ogni nome evoca un mondo, fatto di passioni, aspirazioni, progetti. Voglia di studiare, di conoscere, di allargare gli orizzonti, non solo e non tanto del lavoro, ma soprattutto della mente. La loro voglia di vivere trabocca dagli sguardi catturati in quelle foto spensierate, che fanno tenerezza e rabbia allo stesso tempo.
Le sette studentesse italiane domenica hanno perso la vita nel terribile incidente tra Valencia e Barcellona, in cui il bus su cui viaggiavano s’è ribaltato: 13 in tutto i morti. Un colpo di sonno avrebbe colpito l’autista, mentre il gruppo tornava da un festival, a base di musica e fuochi d’artificio. Un’esplosione di vitalità, a cui le studentesse non potevano mancare, nell’ottica di calarsi nella cultura del Paese, la Spagna, che ospitava il loro periodo di Erasmus. Eppure quella gita s’è trasformata in una folle strage. Impossibile immaginare il dolore delle famiglie, che con entusiasmo e qualche preoccupazione avevano incoraggiato le ragazze a vivere un’esperienza all’estero, considerata tra le più belle della vita. La maggior parte delle vittime era arrivata a Barcellona a gennaio e ci sarebbe rimasta fino a luglio. Era così per le tre toscane Valentina Gallo, Elena Maestrini e Lucrezia Borghi, tutte studentesse di economia. Elisa Valent, friulana, sarebbe tornata in Italia a settembre: era in Spagna da soli 15 giorni. Per la genovese Francesca Bonelloviaggiare era routine: dinamica, come la sua città, pronta a rimboccarsi le maniche per aiutare il prossimo, come aveva fatto in una recente missione in Ciad. Serena Saracino invece si preparava a festeggiare il suo 23esimo compleanno. E che dire diElisa Scarascia Mugnozza, figlia e nipote di accademici: sognava una carriera da dottoressa. Tra i perché senza risposta, il grido di famiglie e opinione pubblica è unanime: la sicurezza di chi viaggia deve essere garantita con controlli scrupolosi, soprattutto quando si tratta di tutelare giovani vite. (l.l.)
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