Olianas: «Lo ammazzo con le mie mani»
Il capo della banda pensò di uccidere l’ex latitante traditore o un suo familiare per non farlo parlare
SASSARI. Quando fu arrestato, alla fine di aprile 2015 alla periferia di Olbia, Pasquale Scanu aveva in una tasca una banconota macchiata. Gli investigatori accertarono dal numero di serie che faceva parte del bottino del colpo milionario alla Cooperativa Vigilanza Sardegna di Nuoro, messo a segno il 13 ottobre 2014. Quella banconota e tutti i segreti conosciuti dall’ex latitante non facevano dormire sonni tranquilli a Giovanni Olianas, il vicesindaco di Villagrande Strisaili considerato dagli inquirenti il capo della banda. Sempre più nervoso per l’attenzione delle forze dell’ordine che sentiva addosso e convinto che fosse colpa di Scanu. Questo verme ci ha tradito, dice in una intercettazione del 10 luglio. E poi: a me stanno controllando tutto, il problema è che ha visto, che erano cose, cose serie. Il vicesindaco è alterato e nella conversazione con il complice Angelo Lostia dice che il problema deve essere risolto. La soluzione potrebbe essere uccidere Pasquale Scanu: io gli auguro che esca domani, lo ammazzo proprio, con le mie mani. E poi aggiunge: lo taglierei a pezzi, lo taglierei a pezzi. Ma c’è anche un’altra possibilità presa in considerazione da Olianas: intimidire l’ex latitante per non farlo parlare: se no andavo, gli avrei tagliato la testa, al padre e alla madre, per iniziare a fargli vedere, a fargli capire come funziona la cosa.
Resta un proposito criminale, perché nella stessa conversazione intercettata Olianas cambia idea. Non perché il pensiero di uccidere lo spaventi, ma perché potrebbe essere controproducente: però a quel punto canta, dice a Lostia, che è d’accordo con lui. Non se ne fa nulla. Ma la banda cerca di stare più attenta. Immediatamente dopo l’arresto di Scanu, Olianas cerca di allontanare i sospetti degli inquirenti. E sembra tranquillizzarsi quando viene a sapere che l’ex latitante non lo chiamava mai per nome ma sempre il dottore, un segno di rispetto per il capo. Ma poi la situazione precipita. Olianas riceve delle soffiate, sente che il cerchio si sta stringendo attorno alla banda.
E allora pensa di uccidere Scanu o di spaventarlo facendo del male a un parente. E pensa di uccidere anche l’uomo che lo teneva in custodia (quel rospo che lo ospitava), colpevole di non essere stato abbastanza attento nello svolgimento del suo compito.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
