La Nuova Sardegna

Il racconto di Marco: «Mi ha salvato l’istinto»

di Alessandro Pirina
Il racconto di Marco: «Mi ha salvato l’istinto»

Cagliaritano, 35 anni, Luciano ha scelto di raggiungere l’ufficio con l’auto «Di solito vado in treno, ma dopo le notizie da Zaventem ho cambiato idea»

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SASSARI. Ha saputo dell’attentato all’aeroporto mentre faceva colazione. In tv scorrevano le immagini da Zaventem sotto attacco. Notizie ancora frammentarie, video di gente in fuga che gli hanno prendere una decisione che, chissà, forse potrebbe anche avergli cambiato la vita. Marco Luciano, 35 anni, di Cagliari, lavora alla Commissione europea a Bruxelles dal 2009. Ogni mattina va nel suo ufficio che si trova a poche decine di metri dalla fermata della metropolitana di Maelbeek. Così anche ieri mattina, ma le immagini di Zaventem lo hanno convinto a prendere l’auto anziché raggiungere l’ufficio in metro. «È stata una pura coincidenza – racconta Luciano –. In ufficio vado solitamente con la metro o con l’auto. Ieri mattina pensavo di prendere la metro, ma le notizie che arrivavano dall’aeroporto mi hanno fatto cambiare idea. Non so, è come se avessi avuto una sorta di presentimento. Avevo appena sentito dell’esplosione in aeroporto e, visto l’allarme di questi mesi, ho ritenuto che la metro non fosse il mezzo più sicuro da prendere. E così ho optato per la macchina».

Ed è proprio durante il tragitto in auto mentre andava verso l’ufficio che dalla radio ha saputo di una nuova esplosione. Questa volta alla stazione di Maelbeck, la fermata della metro prima di quella in cui lui sarebbe dovuto scendere. «Le prime news parlavano di una bomba esplosa dentro il vagone fermo al binario – dice ancora Luciano –. Io nel frattempo ero arrivato lì davanti, il parcheggio sotterraneo in cui metto di solito l’auto si trova a 15 metri dalla stazione. Mi sono fermato in seconda fila, ho messo le quattro frecce e sono sceso per capire cosa fosse successo. Si vedeva il fumo uscire dalla stazione, c’era gente che urlava, piangeva, qualche ferito. E poi polizia, vigili del fuoco, Una scena di guerra. Non sapevo come comportarmi, se prendere la macchina o andare in ufficio. Ho optato per la prima soluzione, sono risalito in auto e ho lasciato il quartiere europeo». Appena arrivato a casa Marco Luciano si è messo in contatto con i colleghi che erano arrivati prima in ufficio. «Sono rimasti chiusi dentro fino all’ora di pranzo, l’ordine era quello di non riversare la gente nelle strade. Anche perché a quell’ora negli uffici della Commissione lavorano più di 15mila persone».

I sardi a Bruxelles sono tantissimi. Anche dall’isola sono numerosi i giovani che hanno scelto la capitale europea. Lo conferma Giovanni Dore, console del Belgio per la Sardegna. «Fortunatamente non ci sono stati feriti tra i nostri corregionali, mi dicono di un sardo che si trovava in aeroporto al momento dell’attentato ma è rimasto illeso – racconta Dore –. Io vado spesso a Bruxelles, in passato ci ho vissuto. Vent’anni fa rimanevi stupito per la grande integrazione tra popoli, culture e religioni. Ma oggi la situazione si è fatta più pesante. E questo fa ancora più male, perché avviene nel cuore dell’Europa che si pensava avesse raggiunto la piena integrazione».

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