La guardia giurata: «È la fine di un incubo»
Marco Colomo, nuorese, era stato minacciato dai banditi nell’assalto a Campeda: finalmente giustizia
NUORO. «Non si ride mai delle disgrazie degli altri e non si giudica o si condanna nessuno. Ci sono persone che hanno le competenze e i titoli per farlo. Esiste la presunzione di innocenza e si è veramente colpevoli solo dopo il terzo grado di giudizio, ma la mia sete di giustizia finalmente inizia a essere appagata. Ho dubitato tanto, in questi anni, dell’operato delle forze dell’ordine. Oggi mi devo ricredere. Chi ha indagato, in questi anni, lo ha fatto nel modo migliore, sapendo aspettare, avendo la pazienza che io non avrei saputo avere. Oggi la Sardegna può vivere giorni più sereni. Da oggi, chi fa il mio lavoro, partirà con uno spirito diverso. Grazie a chi ha reso possibile tutto questo».
Nuorese, dipendente di un istituto di vigilanza, Marco Colomo è la guardia giurata che la mattina del primo settembre 2015, al km 156 della strada statale 131, all’altezza di Campeda, guidava diretto verso Cagliari. Intorno alle 7.40, Marco Colomo vede un furgone dei colleghi della Vigilpol, capisce che c’è qualcosa che non va e con un coraggio da leoni cerca di raggiungerlo procedendo a zig zag tra le auto incolonnate. Ma uno dei rapinatori lo blocca, gli punta il fucile, pronuncia un tremendo e inequivocabile “Fermati o ti ammazzo”, poi lo butta a terra, gli sottrae la pistola, e lo colpisce alla testa con diversi calci. In quei momenti, scriverà tempo dopo Marco Colomo in un intervento pubblicato anche sul settimanale diocesano “L’Ortobene”, «senti urla, fragore di spari, e infine solo il tuo respiro, affannato ma stranamente lento, misurato, come se dovesse essere l’ultimo». Marco Colomo, in quei terribili secondi, racconta di aver pregato la Madonna. L’ho pregata, ha scritto, «perché quei finti soldati non perdano la testa e vadano via il prima possibile senza fare male a nessuno». E dopo qualche minuto, quando quel maledetto incubo finisce, per la guardia giurata nuorese comincia il lento e faticosissimo ritorno alla normalità portando nell’animo, però, un mucchio di ingombranti paure, timori e immagini. Sino a sabato mattina, quando legge il giornale e scopre che la polizia e la Guardia di finanza nuorese hanno fatto il blitz che lui e tanti altri colleghi aspettavano da tempo. «Grazie – ripete, in un post che ha pubblicato anche su Facebook – grazie a chi ha reso possibile questo». (v.g.)
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