Marco, vivo per miracolo «Mi ha salvato lo zainetto»
Sono tre gli italiani che risultano tra i feriti dalle esplosioni nella capitale belga Il racconto di un ingegnere informatico di Abano Terme che era nella metro
BRUXELLES. «Mi sono salvato grazie al fatto che ho l’abitudine di uscire per primo dal treno della metropolitana. E poi mi ha protetto la schiena il computer che avevo nello zaino. Ora sono qui a raccontare quei momenti terribili, in quegli attimi però ho pensato: qui ci resto, per me è finita». A parlare è Marco Semenzato, 34 anni, ingegnere informatico di Abano Terme, uno dei tre italiani rimasti feriti ieri mattina negli attentati di Bruxelles.
Gli altri sono Chiara Burla, 24 anni, di Firenze e Michele Venetico, 23 anni, dipendente dell’aeroporto di Bruxelles, figlio di immigrati di origini siciliane. Tutti e tre sono stati medicati in ospedale e poi dimessi. Comunque le nostre autorità consolari a Bruxelles stanno facendo il giro degli ospedali per verificare se non vi siano altri italiani feriti e ricoverati. Il giovane ingegnere come ogni mattina, da nove mesi a questa parte, aveva preso la metrò per recarsi al lavoro. E come ogni mattina è salito sul primo vagone per poter scendere per primo ed uscire senza attendere la ressa degli altri pendolari che lavorano nelle istituzioni europee. Un’abitudine che gli ha salvato la vita.
Da maggio dello scorso anno con la moglie e i figli si è trasferito a Bruxelles dove lavora come consulente al Dipartimento educazione e cultura della Commissione Europea. Parla dalla sua abitazione di via Leon Defossetstraat 5, dove è rientrato nel pomeriggio quando è stato dimesso dall’ospedale militare dove era stato ricoverato in seguito agli attentati. Lui è convinto: «Devo la vita allo zaino con dentro il computer che avevo sulle spalle e che l’onda d’urto ha disintegrato. Sono stato fortunato perché i segni dell’esplosione sono solo nelle ustioni alle mani, nel forte rossore del viso, nella barba e capelli bruciati.
Chi era dietro a me non ce l’ha fatta. Ero appena sceso dalla metrò e avevo fatto appena due gradini delle scale per uscire, da una parte un muro mi proteggeva. Dal primo vagone saremo scesi in una cinquantina.
Io ero davanti come faccio sempre, accanto avevo un ragazzo. All’improvviso ho sentito un boato e visto un bagliore. Ho capito subito che era una bomba, ma non volevo crederci. Ho pensato che stavo per morire. Sono stato spinto in avanti dall’onda d’urto ma non sono caduto, mi sono ritrovato inginocchiato.
Mi ha protetto lo zaino che avevo con me, l’esplosione sarà avvenuta a dieci metri da me. Mi sono rialzato e ho cominciato a correre verso l’uscita. Ma questa era bloccata da una saracinesca divelta. C’era fumo e buio, per fortuna il ragazzo accanto a me conosceva bene dove eravamo e seguendolo siamo usciti.
Ho visto parecchie persone ferite. I soccorritori» continua Semenzato «sono stati meravigliosi, sono arrivati presto. Prima però mi hanno aiutato degli operai che erano all’esterno. Ho avuto paura e penso che non entrerò mai più in una metrò, non solo qui a Bruxelles. Ti senti intrappolato come un topo, è una sensazione terribile».
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