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È alta tensione con lo Stato

È alta tensione con lo Stato

Cocco (Pd): c’è chi fa il furbo. Maninchedda: mandiamo al diavolo il governo

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CAGLIARI. A dirlo per primo è stato il capogruppo del Pd Pietro Cocco: «I rapporti con lo Stato finora sono stati leali, ma se qualcuno fa il furbo, siamo pronti a rimettere in discussione tutto». Poi è stata la volta del presidente della commissione Bilancio: «Quando anni fa la Regione ha firmato l’accordo con lo Stato sulla sanità e i trasporti a carico dei sardi, potevamo contare su un miliardo di entrate in più a nostro vantaggio. Ora fra accantonamenti per far fronte al debito pubblico nazionale, 680 milioni, e riserve erariali, altri 230, quel margine si è azzerato. Per questo se è vero che con la chiusura della Vertenza entrate, abbiamo ottenuto 130 milioni in più, sul resto dobbiamo riaprire la trattativa e ottenere indietro dallo Stato gran parte di quel miliardo che ha tenuto per sè». Due dichiarazioni secche per affermare che «le relazioni con il Governo forse sono discrete, ma non certo eccellenti». Che qualcosa debba cambiare (per forza) l’ha scritto sul suo blog anche l’assessore ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda, presidente del Partito dei sardi: «Datemi retta – il passaggio clou – quelli del Governo, mandiamoli al diavolo. A noi serve la libertà e non l’elemosina». Scritto dopo aver elencato un bel po’ di vertenze su cui Roma finora non ha dato risposte: «Il Governo ha fatto fru-fru per due anni ma ora le balle sono arrivate al capolinea». Intervento ripreso da Franciscu Sedda, segretario dello stesso partito: «Davanti a una serie di comprovati misfatti, o non fatti, italici una sferzata d’indipendentismo è doverosa. Il concetto di governo amico è perverso e va eliminato dal lessico e dal pensiero politico sardo». Ma in difesa del Governo è arrivata la replica di Gavino Manca, renziano della prima ora: «A chi critica –scrive – ricordo che, solo per citare alcuni casi è questo Governo ad aver stanziato oltre mezzo miliardo per le opere pubbliche in Sardegna». Su come dovrebbe cambiare il rapporto con lo Stato ha detto la sua anche l’opposizione. A cominciare da Mario Floris (Uds): «La Finanziaria approvata è l'ennesima riprova della crisi della politica, una politica che alle domande e ai bisogni dei cittadini risponde con un vorrei ma non posso. È inutile – prosegue – se non ridicolo, continuare a parlare di autonomia se a questa non si accompagna l'autonomia finanziaria. Continuiamo ad arrampicarci sugli specchi nel confronto col Governo su un problema che la Sicilia ha centrato da tempo con il riconoscimento dei dieci/decimi delle entrate. È arrivato il momento di riconoscere che abbiamo sbagliato nella Vertenza entrate ed e è indispensabile che il Governo ci riservi lo stesso trattamento in vigore per le altre Regioni. Ed è per questo che lo Stato deve ritornare a farsi carico delle spese per la continuità territoriale, il trasporto pubblico locale e soprattutto del costo della sanità». Michele Cossa (Riformatori) ha scritto: «Il presunto governo amico finora ha colpito alle spalle e a tradimento la Sardegna. Renzi ha rottamato i suoi nemici ma non il vecchio modo di sfruttare i sardi. Gli ricordiamo che lui con noi ha solo debiti ma è evidente: non ha intenzione di onorarne neanche uno». (ua)

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