La Nuova Sardegna

IL RITRATTO»IL REGISTA

ORISTANO. Così fan tutti. Lo urlava Bettino Craxi, a sua discolpa, dalle aule dei palazzi romani. Era tanto tempo fa, ma l’orologio sembra essersi fermato a quel 17 febbraio 1992, giorno in cui Mario...

3 MINUTI DI LETTURA





ORISTANO. Così fan tutti. Lo urlava Bettino Craxi, a sua discolpa, dalle aule dei palazzi romani. Era tanto tempo fa, ma l’orologio sembra essersi fermato a quel 17 febbraio 1992, giorno in cui Mario Chiesa fu “pizzicato” a Milano con la bustarella in tasca. Ci si era illusi che Mani Pulite potesse mondare l’intreccio sporchissimo tra politica e imprenditori “amici” – amici perché tali o amici per costrizione, perché bisogna pur lavorare –, invece 26 anni dopo si scopre che le tangenti, vere o mascherate, vivono ancora. Anzi si potrebbe dire che pullulano, stando a quel poco che racconta l’ordinanza di un’inchiesta che poggia le sue basi su un tappeto solidissimo di fondamenta.

In quei faldoni il pubblico ministero Armando Mammone ha raccolto tutti gli indizi della rete lanciata dalla “Squadra” per catturare il fiume di denaro che arrivava attraverso la Regione, dove, la cosa assurda, è che Salvatore Pinna sembra comandare più di chi il potere dovrebbe averlo davvero per le mani. Dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Annie Cecile Pinello, la seconda nel giro di un anno, emerge ancora una volta lo strettissimo legame tra politica locale e l’ingegnere desulese. Uomo deciso, sa di poter contare su Antonello Peru e su Angelo Stochino in un ribaltamento di ruoli clamoroso. È il professionista a suggerire la via da prendere; è Salvatore Pinna che decide su quali opere pubbliche puntare. Di volta in volta stabilisce che bisogna spingere in favore di questo o quel progetto e quindi ottenere dalla giunta il finanziamento.

È qui che entrano in gioco proprio Angelo Stochino e Antonello Peru: il loro lavoro di pressioni deve portare al risultato di rendere finanziabile l’opera. Ma questo è solo il secondo passaggio, perché poi c’è la fase conclusiva, quella con la quale bisogna chiudere il cerchio.

Ci sono i soldi, ora bisogna metterseli in tasca aggiudicandosi l’appalto o l’incarico per la progettazione. Semplice, basta avere dei responsabili del procedimento che sappiano bene che la Essepi Engeneering, ovvero la società di Salvatore Pinna della quale diventa amministratore il cognato Paolo Manca quando il primo finisce in carcere con la precedente ondata di arresti, deve vincere.

Ci riescono per anni, a volte anche per opere fantasma o inutili proprio grazie al collegamento fidato con la Regione e al fatto che lo stesso Salvatore Pinna prepari i progetti prima ancora che le gare vengano indette, in modo che queste, nella fase successiva ricalchino alla perfezione le proposte dell’ingegnere desulese che così ha la certezza di aggiudicarsi il finanziamento pubblico. Ovviamente i politici e non solo loro perché questo aspetto riguarda anche i funzionari, hanno un loro beneficio. Se i sindaci indagati nella prima tranche dell’inchiesta spesso si accontentavano del tornaconto elettorale nel proprio paese, stavolta si va più in alto. Si punta direttamente ai soldi che arrivano attraverso la spartizione del finanziamento in percentuali ben definite. Chi progetta prende una parte, i politici che incanalano i finanziamenti si spartiscono un’altra fetta cospicua per decine di migliaia di euro, cosa assai semplice visto il flusso di denaro pubblico che scorre – basti pensare che per i lotti 3 e 8 della Sassari-Olbia viaggiano 128 milioni di euro e di questi 300mila e poi 800mila erano (così l’accusa) destinati al pagamento delle tangenti –. Chi fa parte delle commissioni porta a casa delle cifre a cinque zeri proprio per svolgere questo ruolo e magari anche il famoso incentivo che spetta ai funzionari pubblici nel caso in cui arrivino al risultato entro il termine stabilito. Infine le imprese: soddisfatte per il lavoro avuto, erano in grado di coprire la bustarella attraverso false fatturazioni, indicando costi per consulenze che potevano anche non venir eseguite. E per evitare che qualcuno troppo curioso ficcasse il naso in questo strano scambio di soldi, si decide addirittura di usare un conto corrente della Unicredit di Belgrado.

Nel gioco delle consulenze entrano in scena Alessandra Piras, compagna di Antonello Peru, e Viviana Stochino, ingegnere e soprattutto sorella di Angelo. Per loro gli incarichi attraverso le ditte private non mancano mai. È il «grazie» ai politici che intercedono. (e.c.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative