Le imprese edili: siamo le vittime
L’Ance: «Nell’isola il malcostume impera come fosse una legge»
CAGLIARI. Spesso sospettati di essere gli organizzatori del sistema delle tangenti, le imprese edili non ci stanno. «Siamo noi le vere vittime e non solo della cattiva politica, ma anche di chi controlla e approfitta della burocrazia», ha detto il presidente regionale dell’Ance, l’associazione dei costruttori, Stefano Tilocca. Ancora più esplicito è stato Andrea Piredda della sezione di Sassari: «Siamo i più esposti a questo pessimo costume italiano – ha detto – e in Sardegna la situazione è addirittura peggiore rispetto ad altre regioni, perché da noi l’economia è debole». Quindi, negli appalti pubblici, le imprese sono spesso colpite da un fenomeno in cui il malcostume impera come una legge. È stato Piredda a ricordare come, a suo tempo, fu proprio l’associazione la prima a denunciare «gli sporchi affari della cricca nell’appalto per l’ex Arsenale di la Maddalena». La sua è una levata di scudi che potrebbe andare bene anche nell’ultimo scandalo, Sindacopoli. «Allora – ricorda – le nostre proteste per l’esclusione delle aziende sarde dai lavori e ancora di più l’allarme lanciato appena ci rendemmo dello sperpero di denaro pubblico, rimasero inascoltate. Poi sappiamo quanto di marcio da lì è saltato fuori». I costruttori non lo dicono fino in fondo ma si fanno capire: «Dobbiamo essere tutelati dalla voracità di chi ha in mano le leve del comando e dagli appalti assegnati con il massimo ribasso: sono da una vita due pistole puntate contro la nostra testa».
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