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Trivelle, in campo il fronte del Sì

Trivelle, in campo il fronte del Sì

Ganau replica a Renzi: «Nessun rischio per l’occupazione». Il Pd diviso, no alle ricerche da M5S, Progres e Sardegna Pulita

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SASSARI. Non c’è alcun pericolo per i posti di lavoro, perché le primi concessioni scadranno fra quattro anni, le ultime tra dieci: «Avremo tutto il tempo per riconvertire il settore verso le energie rinnovabili che a parità di investimento garantiscono l’impiego di maggiore personale». A dirlo è il presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau, che guida nell’isola la campagna referendaria sulle trivelle. L’appuntamento con il referendum abrogativo è fissato per il 17 aprile: se vincerà il Sì, come si augurano i promotori, le concessioni non saranno prorogate oltre la scadenza naturale. L’argomento ha suscitato una spaccatura netta all’interno del Pd, a livello nazionale e regionale. Il premier Renzi ha sottolineato il rischio della perdita dei posti di lavoro nelle piattaforme che operano nel mare Adriatico e ha ricordato come il governo abbia messo al riparo l’Italia dal rischio di trivellazioni senza criterio e troppo vicine alle coste, fissando il limite delle 12 miglia. Dice Ganau: «Spiace che qualcuno non riconosca il ruolo autonomistico della nostra regione, anche perché la nostra azione ha costretto il Governo a ritornare indietro su cinque dei sei quesiti iniziali. È rimasto un solo quesito al quale si tende strumentalmente dare un ruolo marginale». Non solo: durante l’ultima direzione del Pd, il segretario regionale Renato Soru ha definito inutile il referendum per l’isola, dal momento che non ci sono trivellazioni in corso e considerati i paletti fissati dal governo per il futuro. La polemica è forte: il Pd voterà in ordine sparso, Forza Italia ribadisce invece l’importanza di barrare la croce sul sì. Così anche Sel, M5S e ProgReS: «È tempo di finirla con la dipendenza dalle fonti fossili», afferma la candidata sindaco di Cagliari del Movimento 5 Stelle, Antonietta Martinez, che ha chiesto al sindaco Massimo Zedda, ricandidato alle prossime comunali, di chiarire la sua opinione sul quesito referendario. «Il tema reale del referendum è squisitamente politico e riguarda quali scelte di politica energetica debbano essere portate avanti dal governo, compresi i suoi rappresentanti in Sardegna – sottolinea ProgReS-Progetu Republica –. Voteremo sì perché crediamo in un futuro diverso per la nostra terra, libero dalle fonti energetiche fossili». Presa di posizione a favore del Sì anche da parte del movimento Sardegna Pulita. «Renzi "dominus" del Governo e del Pd – dice il coordinatore Salvatore Lai – punta al fallimento del referendum perché la vittoria del Sì metterebbe in discussione il suo rapporto privilegiato con le lobby del petrolio. Tanto più dopo che la ministra Guidi è stata colta con le mani nella "marmellata". Anche per questo è importante che il 17 aprile si vada a votare Sì per dire No alle trivelle». (si. sa.)

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