Una maxi tangente da 1,4 milioni
Nelle intercettazioni emerge il sistema con cui venivano pagate le mazzette
ORISTANO. L’ospitalità sarda è un concetto diverso da quello che spesso viene professato. Salvatore Pinna ha una sua idea del tutto particolare nel momento in cui spiega agli uomini della ditta De Sanctis che devono pagare. Pagare la tangente. Il 14 aprile del 2014 l’ingegnere di Desulo parla con Angelo Stochino e quest’ultimo domanda: «Quindi quelli di Roma stavano facendo i furbetti?». Il riferimento è all’appalto per il “lotto numero 8” della Sassari-Olbia e l’allora consigliere regionale teme per la sua “parcella” da intermediatore. Salvatore Pinna risponde: «No, non è che...la tentano, no ti pagano eh, però anziché pagarti a fine maggio si tengono dieci giorni... Ma se li tengono dieci in giorni in più non ci fa un cazzo». Con l’ingegnere Cosentino, uomo di fiducia del costruttore romano Girolamo De Sanctis – quest’ultimo è ai domiciliari –, poi Salvatore Pinna spiega meglio ai continentali il concetto di ospitalità non esattamente cannonau e maialetto: «Ascolta Cosentino, io ti ho detto un’altra cosa, siccome voi siete ospiti e per noi l’ospitalità è sacra però chi rompe i c......i la finisce col dito nel c..o». Quindi commenta ancora con Angelo Stochino: «Non si deve manco discutere delle cose che dico io, perché se si discute allora stiamo male eh». E infatti qualche giorno dopo, quando gli ospiti adempiono al loro dovere pagando la tangente il politico dice: «Meno male che ci siamo chiusi un po’ di cose con la Sassari-Olbia». E Salvatore Pinna: «Perché tra una cosa e l’altra più di 200mila euro a testa ci rimangono». Del resto la tangente è profumata. Sono, secondo i riscontri e secondo quanto raccontato dagli stessi rappresentanti legali delle ditte coinvolte, due pagamenti da 300mila euro, che dovevano anticipare l’ultimo esborso da 800mila con i quali ungere le tasche ancora una volta dei politici, dei professionisti e dei funzionari attraverso contratti fittizi per prestazioni professionali da inserire nell’ambito dello stesso appalto. Ed è proprio a questo punto che sulla scena compare Bojan Starec, un po’ il Wolf del film Pulp Fiction. Il serbo, che è a libro paga di Salvatore Pinna, ci mette la faccia e risolve problemi, uno in particolare: far diventare puliti i soldi delle tangenti. Troppo pericoloso far scorrere quel fiume di denaro su conti correnti italiani; troppo rischioso pensare di poterli far passare in contanti e allora salta fuori il conto a nome della società di Salvatore Pinna. Ha quasi lo stesso nome di quella italiana, visto che si chiama Essepi Engineering, ma in questo caso bisogna aggiungere anche la dicitura “Balcani”. Stessa strategia adoperata dall’altra società coinvolta nel passaggio dei denari, la Italiana Costruzioni. E Antonello Peru? In alcuni momenti sembra ai margini, forse perché alle prese con altre vicende giudiziarie e con la procura di Sassari, invece si dà da fare senza sosta e soprattutto mente. Lo fa di fronte al sostituto procuratore Armando Mammone il quale lo interroga in autunno e gli chiede se conoscesse Salvatore Pinna e in che rapporti fosse. Candidamente risponde che lo incontrava in appuntamenti pubblici, dove l’ingegnere era uno dei tanti nel mucchio di persone legate a Forza Italia. Il magistrato non fa una piega, prende per buone quelle dichiarazioni, ma nel cassetto ha già tutto quel che gli serve. (e.c.)
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