Evasione fiscale, Soru si difende: ho sempre pagato
Caso Andalas, l’ex governatore in tribunale: sono onesto Il legale chiede l’assoluzione: operazione lineare
CAGLIARI. Soru ha ascoltato l’arringa del suo avvocato per quaranta minuti. E dopo la richiesta di assoluzione, con la voce rotta dall’emozione, ci ha tenuto a mettere in fila poche ma intense parole. «Sono sempre stato onesto e trasparente come cittadino, imprenditore e servitore dello Stato». S’è rivolto così al giudice Sandra Lepore, che il 5 maggio pronuncerà la sentenza del processo in cui è imputato per evasione fiscale. Il pm Andrea Massidda, martedì, per l’ex governatore aveva chiesto quattro anni di reclusione. Secondo l’accusa Renato Soru non avrebbe dichiarato i soldi incassati per la restituzione di un prestito da 27 milioni che aveva concesso a Tiscali attraverso la società inglese Andalas Ltd, a lui riconducibile. Una evasione che sarebbe di 2 milioni e 613mila euro.
Le parole di Soru. Il segretario regionale del Pd non ci sta a passare per evasore. «Il processo ha dimostrato quali erano le vere cifre, non quelle raddoppiate che comparivano. Stiamo parlando di un milione e tre o un milione e quattro. Non so più neanche io quanto». Renato Soru ha aggiunto: «Conosco bene però il valore del lavoro e ho sempre pagato tutto, dando indirizzi precisi e dichiarando da dove arrivavano i soldi. Per questa vicenda ho già versato un milione e mezzo, che un amico mi ha prestato, ma con Equitalia sono impegnato a pagare ormai quasi 11 milioni di euro. Mi pare che io stia già pagando, qualunque cosa si decida».
L’arringa. L’avvocato Roberto Zannotti ha chiesto l’assoluzione di Soru. «Non esistono triangolazioni, scatole cinesi e società dormienti, intese come strumenti per evadere – ha detto –. Si tratta di una prospettazione malevola che attribuisce ad Andalas un peso che non ha. Non è uno schermo fiscale o uno strumento a titolo evasivo, ma una società sempre dichiarata da Soru ogni tre mesi alla Consob e subito alla finanza». L’inchiesta della Procura di Cagliari era nata dopo un servizio del 2009 della trasmissione Anno Zero, che trattava di società di comodo intestate a imprenditori italiani. Andalas era una società con sole due sterline. «È stata costituita in Inghilterra – ha proseguito l’avvocato – per detenere delle partecipazioni e avere risorse per operare all’estero. Non è mai stata nascosta alle autorità». Zannotti ha poi ricordato che Soru ha un solo conto bancario dove, senza triangolazioni, sono stati accreditati i soldi che arrivavano da Andalas e che venivano restituiti da Tiscali: «Non si è trattato di Soru che presta a Soru, ma di un’operazione culminata con l’aumento di capitale perché Tiscali era in difficoltà. Aumento di capitale che non gli ha generato credito. Nessun fatto fraudolento, sempre lineare». Il difensore ha quindi chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste in relazione alle mancate dichiarazioni di Andalas – già archiviate dall’Agenzia delle entrate –, puntando poi sull’errore e l’elemento soggettivo rispetto alla contestazione di non aver fatto correttamente le dichiarazioni dei redditi con le cifre ricevute da Andalas. (d.b.)
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