Referendum, la carica del «Sì»
Le associazioni No alle trivelle alzano la voce e annunciano 22 manifestazioni
CAGLIARI. Nel giorno in cui la Corte costituzionale ha ribadito che «domenica 17 aprile gli elettori dovranno votare su un solo quesito», cioè ha respinto l’ultimo ricorso presentato dalle Regioni, il comitato «Sì al referendum» è sceso in campo per ben due volte. Nella prima, intono al tavolo, hanno preso posto i gruppi istituzionali: dal Consiglio regionale a Legambiente, ma c’era anche la portavoce di «No a Eleonora», il pozzo contestato ad Arborea. Nella seconda a dire la loro sono state le associazioni più stradaiole: Confederazione sindacale sarda, Sardegna pulita e l’ex Presidio di viale Trento. Due assemblee quasi in contemporanea, per ribadire lo stesso concesso: «Domenica dobbiamo andare a votare non solo per fermare le trivelle. Dobbiamo bloccare anche un Governo pasticcione (leggi lo scandalo in cui è coinvolto l’ex ministro Guidi) che vuole decidere tutto sulla testa della gente».
Prima riunione. A pochi giorni dal referendum, il Comitato ha fatto la voce grossa. Giorgio Zampetti del coordinamento nazionale, ha detto: «Siamo un movimento trasversale che vuole evitare ogni possibile rischio ambientale nel Mediterraneo». Dolores Lai, che ha parlato per conto del presidente del Consiglio Gianfranco Ganau, coordinatore regionale del Comitato, ha aggiunto: «Votare Sì vuol dire andare oltre il quesito sopravvissuto, servirà a riaffermare anche la nostra autonomia». Poi non s’è risparmiata neanche una stoccata al Pd (fa parte della direzione regionale del partito) e a Renzi: «L’invito all’astensione è stato davvero politicamente scorretto». Per Giorgio Vargiu (Adiconsum) e Marta Battaglia (Legambiente) «è arrivato il momento di far sentire la voce dei cittadini a chi continua a essere sordo alle istanze non solo della gente ma di buona parte delle stesse istituzioni», con un evidente riferimento alle Regioni (c’è anche la Sardegna) che hanno promosso il referendum. Daniela Concas (No-Triv) ha aggiunto: «Dalla museruola imposta da Roma, siamo ormai arrivati alla sollevazione popolare anche nei piccoli Comuni e per i prossimi giorni abbiamo organizzato dovunque ben 22 manifestazioni». Fino alla risposta di Vincenzo Tiana (Legambiente) alla domanda sul silenzio della Giunta regionale: «Mi auguro – ha detto – che da qui al 15 aprile anche il presidente Pigliaru prenda una posizione». E se non la facesse? «Perderebbe una grande occasione».
Seconda riunione. Le associazioni del gruppo «Perché votare Sì» sono state ancora più schiette, com’è nel costume di chi scende spesso in piazza per protestare. Marco Manca, geologo, ha alzato il livello d’allarme: «Se, come vuole il Governo, lasciamo alle compagnie petrolifere la possibilità di decidere quando chiudere le piattaforme, possiamo dire già addio a qualunque dismissione o bonifica. Non le faranno mai». Giacomo Meloni (Css): «Le bugie di Renzi sono state tutte smascherate. I cittadini vogliono decidere se una trivellazione deve durare 30 anni e o per sempre». Con la conclusione di Angelo Cremone (Sardegna pulita): «Dobbiamo dare un segnale politico forte anche alla Giunta. Nel suo piano energetico, continua a sostenere la dipendenza della Sardegna dal petrolio e dal carbone. È un’assurdità fuori dal tempo».
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