Delusione dei dipendenti Ryanair
Anche una loro delegazione ha manifestato davanti al Riviera del Corallo
ALGHERO. «Dopo tante esperienze torni a casa, ti illudi, ti sistemi, chi si fa una famiglia, chi compra casa, e improvvisamente ti ritrovi sbattuto da un'altra parte. Ecco come ci sentiamo». I lavoratori di Ryanair, gli ultimi superstiti, protestano a voce bassa. «Anche se veniamo trasferiti il lavoro lo teniamo», dicono sommessamente. Restano in disparte, manifestano per solidarietà. «Al di là di quel che succede a noi - dicono - c'è un territorio che vive un dramma». I loro toni sono bassi, sperano ancora che qualcosa succeda. «Dovrei trasferirmi da novembre, o forse no», confida una di loro. Sono l'altra faccia della medaglia di una manifestazione che per il resto non ha suscitato grandi emozioni. Al netto di lavoratori, sindacalisti, associazioni di categoria e istituzioni, non c'era quasi nessuno. Tra i pochi arrivati da Sassari per manifestare ci sono Grazia Meloni, insegnante, Elena Tedde, infermiera, Michele Brandis, studente, ed Elena Madeddu, pensionata. «Siamo stufi di dover subire questo trattamento - dicono - l'aeroporto non deve chiudere, per il bene di Alghero e di tutto il territorio». Perché c'è il problema del turismo, «ma ci siamo anche noi, che ci sentiamo carcerati». Anche Franca Puggioni, pensionata sassarese, annuisce. Viene dal mondo bancario, niente la stupirebbe. «Non escludo che possa esserci anche un disegno per avvantaggiare certe zone della Sardegna rispetto ad altre», dice candidamente. Angela Iovito e Mauro Berardi, sardi e sassaresi adottivi da 30 anni, amano viaggiare, sono due pellegrini. «È incredibile che per muoversi si debba pagare il doppio rispetto a un anno fa, o ci si debba spostare a Olbia e a Cagliari», dicono. «Per non parlare della fine che faranno Sassari, Alghero, Stintino, senza Ryanair il turismo è morto». Tra i segnali più belli, la presenza dell'Alghero Rugby al completo. È vero che il problema gli tocca direttamente, «perché prima una trasferta ci costava intorno ai 2mila euro e ora ci costerà 5mila», dice il capitano Tony Daga. Ma la loro è «una testimonianza, perché siamo solidali con chi rischia il posto di lavoro - dice Daga - e siamo preoccupati per una città che vive di terziario e servizi turistici, l'addio di Ryanair e dell'aeroporto sarebbe una grave perdita economica». Uno dei pochi ristoratori che sembra aver chiaro quello che sta succedendo è Gigi Sau de "Lo Romanì". «Il problema riguarda tutti, gli incentivi avevano una ricaduta a vantaggio di tutti, ogni settore ha giovamento se arrivano persone da fuori», dice senza nascondere la delusione di constatare che c'è scarsa affluenza. «Non dobbiamo dimenticarci della nostra possibilità di muoverci - conclude Sau - che è un diritto fortemente a rischio». Presente al gran completo il consiglio comunale di Alghero.Per il presidente Matteo Tedde «c'è un certo ritardo nell'aggredire il problema, e in buona parte la responsabilità è della politica, ma ritengo che ci siano ampi spazi per affrontare la situazione, limitare i danni già per quest'anno e ripartire».
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