La Nuova Sardegna

L’industria del vino riparte da Verona

di Pasquale Porcu
L’industria del vino riparte da Verona

Grande successo per la cantine sarde al Vinitaly: stand affollati e apprezzamenti degli esperti per rossi e vermentini

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VERONA. È proprio il caso di dire che i vini sardi al Vinitaly vanno a ruba. Nel senso che l'altra notte qualche ladro buongustaio ha portato via decine di cartoni di vino da molti stand del padiglione Sardegna. Tanto che qualche cantina è stata costretta a rifornire lo stand con le bottiglie imbarcate d'urgenza in aereo all'ultimo momento. Forse è anche questo un segnale di successo della nostra enologia, scherzava ieri qualcuno. Battute a parte, anche ieri, stand affollati, molta curiosità e un pizzico di ottimismo negli stand delle aziende sarde di Vinitaly 16 che chiuderà i battenti oggi dopo quattro giorni di manifestazioni, conferenze e tante degustazioni.

«Questo non vuol dire che la crisi sia finita – osserva Piero Delogu, titolare delle Tenute Delogu sulla strada che da Sassari porta a Fertilia –. Vedo, però, andando in giro negli stand che c'è voglia di reagire, c'è l'orgoglio di presentare le nostre produzioni con la consapevolezza che l'isola ha molte eccellenze ma anche con l'incertezza che deriva da un mercato sempre più complicato. Da parte mia sono soddisfatto del lavoro che abbiamo fatto: presentiamo in fiera quattro prodotti elaborati con criteri nuovi come il Geo e l'Ego della vendemmia 2015, superiori a quelli ottenuti nell'anno precedente. Idem per quanto riguarda il Vermemtino Die. E poi c'è l'ultimo nato, Ide, un Vermentino che fa 9 mesi di barrique, molto apprezzato sia dai nostri clienti nazionali e che ci ha aperto alcuni mercati esteri».

Chi non vuole sentire parlare di crisi è Gioacchino Sini della azienda Unmaredivino di Berchidda: sia i Vermentini di Gallura che i rossi della combattiva azienda del Monte Acuto stanno andando alla grande a Vinitaly. «Ma quale crisi? – dice Sini – noi abbiamo raddoppiato il fatturato. I riconoscimenti che abbiamo avuto, quest'anno, poi, hanno acceso la curiosità di molti operatori e giornalisti. E questo non può che farci bene all'umore ma anche agli affari. Crediamo di aver imboccato la strada giusta anche se dobbiamo lavorare sodo per conservare e rafforzare le posizioni ottenute».

Un'azienda che quest'anno ha messo il turbo a Vinitaly sono le Vigne Surrau di Arzachena: lo stand della cantina gallurese, fuori dal padiglione della Regione, è meta della curiosità di critici e visitatori. Ma l'attività di promozione prosegue anche la sera in alcuni prestigiosi ristoranti veronesi dove è possibile organizzare degustazioni per operatori specializzati. «Ieri sera – dice Tino Demuro, titolare delle Vigne Surrau – abbiamo proposto il Vermentino di Gallura Sciala. Il giudizio unanime dei critici ci ha davvero gratificato e ci incoraggia a proseguire il lavoro che abbiamo intrapreso. Siamo soddisfatti soprattutto del mercato americano. Per quanto riguarda l'Europa il nostro vino va molto bene in Germania. Ma ci teniamo a curare anche nicchie sparse nel mondo, da Giappone ad Australia».

Spira un vento di ottimismo anche nello stand della cantina di Santa Maria La Palma. «Sì. Devo dire che siamo contenti della curiosità dei visitatori e degli affari che abbiamo concluso con i buyers soprattutto stranieri – dice Mario Peretto, presidente della azienda algherese –. Bene il nostro spumante Akenta ma anche alcuni prodotti più “facili” della nostra tradizione che abbiamo proposto con una veste diversa e più accattivante».

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