Lo sport è contro le perforazioni
Dal velista Mura al pentatleta Poddighe: tutti si oppongono alle piattaforme
SASSARI. Se la sorte delle piattaforme offshore fosse affidata alle decisioni del mondo dello sport i petrolieri potrebbero tirare un sospiro di sollievo. Domenica, giornata di referendum, i pensieri di calciatori, baskettari e pallavolisti saranno concentrati su argomenti lontani anni luce dalla sfida trivelle-rinnovabili. Le uniche energie sulle quali saranno concentrati saranno quelle muscolari e il risultato delle urne verrà dopo - ma molto dopo - quello del campo.
La verità è che domenica i campionati non si fermano e molte squadre, almeno quelle di vertice saranno impegnate in trasferta. Sarà così per il Cagliari, che giocherà sabato col Brescia ma partirà subito dopo per la sfida col Como, in programma martedì. Sarà così per la Dinamo e per la Torres. Inutile chiedere pareri. Tutti sanno del referendum ma non potranno votare e preferiscono evitare argomenti “scivolosi”.
Più facile trovare pareri in altre realtà dello sport sardo. Per Gaetano Mura, velista di fama nazionale, vincitore della “Roma per 1” dello scorso anno: «Votare è un dovere. Io domenica andrò al seggio. Sono dell’idea che abbiamo già massacrato il nostro mare e che non c’è nessuno bisogno di continuare a farlo. Sono convinto che si possa consumare di meno invece che cercare nuove energie per consumare di più. Questo farebbe bene al mare a anche a noi».
Non potrà votare, ma lo avrebbe fatto volentieri, Fabio Poddighe, nazionale di pentathlon. «Non potrò partecipare al voto perché sono impegnato con gli azzurri in Ungheria in una tappa di Coppa del Mondo. Però mi sono informato e posso dire che avrei votato sì. Il motivo è semplicissimo: sono sempre stato a favore della tutela dell’ambiente e mi sembra che il miglior modo per tutelarlo sia quello di dire basta alle energie fossili. Non sarà una cosa rapidissima ma bisogna pur iniziare»
Non si sbilancia Eugenio Meloni, un altro talento dello sport sardo. «Sono in raduno a Formia e non so se potrò tornare a casa. Faccio parte dell’Arma dei Carabinieri e certe scelte non dipendono più da me. Certo se riuscirò ad avere una licenza sarò in Sardegna andrò a votare. Ma credo che sarà difficile». Su dove metterebbe la croce Meloni non si sbilancia, ma già andare alle urne è una scelta o, come dice Gaetano Mura, «un dovere». (re .sp.)
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