La Nuova Sardegna

Sos, nuove quote per la Sardegna: mancano i centri d’accoglienza

di Alessandra Sallemi
Sos, nuove quote per la Sardegna: mancano i centri d’accoglienza

Con i 235 africani approdati ieri a Cagliari sono terminati i posti a disposizione nelle 87 strutture Nel 2016 attesi 6mila arrivi, i prefetti convocati a Roma per discutere della distribuzione

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CAGLIARI. Le nuove richieste di alloggi dal ministero dell'Interno, sommate al minor numero di offerte giunte al bando messo in rete a marzo dalla prefettura di Cagliari, portano a un solo risultato: in Sardegna sta per esplodere l’emergenza migranti. Un'emergenza che non riguarda l'oggi, vale a dire i 235 profughi giunti ieri mattina nel molo Rinfusa del porto canale di Cagliari con la nave greca Rizopon che li ha salvati nel mare davanti alla Libia, ma i prossimi che è già certo arriveranno. I prefetti di tutta Italia sono già convocati a Roma per discutere delle quote da ridistribuire.

I nuovi arrivati. Nel gruppo giunto ieri, composto per la metà da donne, i medici non hanno riscontrato gravi problemi di salute: molti dei profughi e anche due neonati presentavano i segni della scabbia, alcuni dei bambini avevano la tosse, ma le condizioni generali erano buone. A proposito della scabbia e dell’allarme che suscita, gli operatori hanno spiegato che i migranti sostano in Libia per mesi, da due a otto, prima di cominciare il viaggio in mare verso l’Europa. I trafficanti li sistemano in baracche senza luce né acqua, ai mediatori le donne hanno detto di aver mangiato solo pasta, poca, cotta non si sa bene come. Anche l’acqua da bere era scarsa: ecco perciò che in una situazione igienica ben oltre la precarietà la scabbia non deve sorprendere. Soprattutto, sottolineavano i medici del campo, non deve spaventare perché si cura e si guarisce. Per l’assistenza sanitaria e la prima accoglienza la Sardegna ha meritato l’elogio assieme alla Toscana a Bruxelles in occasione di un vertice sull’immigrazione: l’organizzazione delle due regioni è stata additata come modello per tutte le altre, non solo in Italia.

Niente posti. Tornando alla emergenza per l’accoglienza permanente il nocciolo del problema è questo: gli sbarchi continueranno, al bando della prefettura cagliaritana non c’è stata la risposta sperata, in breve le 87 strutture sparse nell’isola (nella provincia di Cagliari sono 52) non basteranno più. L’emergenza è cominciata nel giugno 2014, in due anni in Sardegna sono arrivati 8.700 migranti, nell’isola ne sono rimasti 2.700. Il ministero alla Sardegna nel corso degli ultimi due anni aveva assegnato una quota di 5mila profughi, nei giorni scorsi ha aumentato la quota per altri mille.

I problemi. La commissione della gara per il bando che doveva reperire nuove strutture è al lavoro per definire su quanti posti in più si potrà effettivamente contare, ma si sa già che la partecipazione è stata deludente. Forse è arrivato il momento di capire perché le strutture di accoglienza latitano: oltre il ritardo nei pagamenti di tre, quattro mesi da parte dello Stato nei colloqui con gli operatori dell’accoglienza salta fuori la difficoltà di avviare nuove strutture. Un esempio: a Capoterra due residenze sono pronte ma non possono aprire perché in attesa dell’allaccio della luce da parte dell’Enel, così la titolare non ha potuto partecipare al bando.

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