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L’accusa: vittima di un linciaggio

L’accusa: vittima di un linciaggio

L’ex capogruppo aveva criticato pesantemente il metodo grillino

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PORTO TORRES. Il suo telefono squilla a vuoto. Ai messaggi non risponde. E non è una sorpresa. Infatti dopo la “super esposizione” personale Paola Conticelli della sua vita privata parla malvolentieri. E, nonostante a scatenare la bagarre mediatica, siano state proprio le sue parole e registrazioni, prima depositate in Procura e ora arrivate dentro i pc, preferirebbe che la sua battaglia contro il Movimento 5 stelle si spostasse dalla camera da letto all’aula del consiglio comunale.

Aula nella quale lei, ex segretaria cittadina di Sel e seconda più votata nella lista grillina alle scorse amministrative, continua a lavorare nelle file dell’opposizione, pur considerandosi ancora membro a tutti gli effetti del Movimento 5 Stelle. Contro l’espulsione romana infatti ha fatto ricorso, denunciando anche i problemi del sindaco Wheeler e della sua gestione, a suo dire lontanissima dallo spirito iniziale che ha permesso al M5S di conquistare Porto Torres. «Non posso più avallare un metodo di gestione della nostra comunità che è esattamente l’opposto di tutto quello che avevamo pensato e proposto in campagna elettorale – attaccava lei nei giorni delle sue dimissioni –. Stiamo assistendo ad un incredibile rovesciamento dei ruoli. Consiglieri comunali che non fanno i consiglieri comunali, assessori che non fanno gli assessori, sindaco che non fa il sindaco. Presidente del consiglio che fa l’assessore. Dirigenti e funzionari privi di indirizzo politico. Cittadini non coinvolti nelle decisioni. E nel frattempo si vorrebbe sovrapporre la struttura del Movimento alle istituzioni democratiche». «Ho chiesto ripetutamente un deciso cambio di rotta, una programmazione seria e ad ampio raggio per affrontare in maniera determinata la gravissima crisi che stanno affrontando le nostre famiglie, i nostri lavoratori, le nostre imprese – aveva aggiunto Paola Conticelli – ma tutto quello che ho ottenuto sono state offese personali e minacce. Spero che questa mia posizione faccia riflettere, inneschi una discussione, soprattutto tra gli altri consiglieri comunali con i quali ho condiviso entusiasmo, impegno, responsabilità. Spero vivamente che questa mia posizione contribuisca ad uno scatto di orgoglio e di dignità e venga ridata centralità e ruolo istituzionale al consiglio comunale democraticamente eletto dai cittadini, come luogo in cui la comunità discute, si confronta, e matura consapevolmente le sue scelte. Per quanto mi riguarda l’ impegno rimane immutato e sarà se possibile maggiore».

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