La Nuova Sardegna

Referendum sulle trivelle, vince l’astensionismo: in Sardegna una valanga di "sì"

di Umberto Aime
Il presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau mentre vota in uno dei seggi sassaresi
◗
Il presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau mentre vota in uno dei seggi sassaresi

Il quesito non passa, irrisoria la differenza con la media nazionale: 32,18 per cento. Il dato dell'isola vede comunque una prevalenza schiacciante degli anti trivelle: 92 per cento

3 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Vincere senza scendere in campo non è bello. Anzi, è roba che gli sportivi, quelli veri, rifiutano con sdegno. In politica dovrebbe essere lo stesso. Eppure, in un referendum, come quello sulle trivelle appena chiuso molto lontano dalla soglia necessaria del quorum, anche in Sardegna, la vittoria a tavolino è servita a fare cappotto. Gli astensionisti, intorno al 68 per cento da Sassari a Cagliari, hanno avuto ragione sull’impegno di chi, in campo, era per il sì ma non ha scollinato. L’appello al non voto ha finito per avere la meglio, nonostante il quesito «lunga vita» o meno ai pozzi sia stato poi caricato di significati esagerati, compreso un sovrappeso governativo, pro o contro Renzi, complice anche il disastro di una telefonata ministeriale esagerata e fuorilegge.

La Sardegna ha detto che a quanto accadrà presto in altri mari, Adriatico e Canale di Sicilia, è poco interessata, anche se gli ambientalisti avevano ricordato che fra entroterra e oltre le 12 miglia dalle nostre coste ci sono quindici permessi ancora in bilico. Non è bastato neanche questo richiamo alla bandiera a scuotere i sardi: sono rimasti al mare. Non ha scosso la coscienza degli elettori neanche il significato popolare di cui era stato caricato il referendum: pro o contro Renzi, che tra l’altro era stato il primo a consigliare la contestata astensione agli italiani e per questo subito criticato.

[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:regione:1.13319017:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/image/contentid/policy:1.13319017:1653453022/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:regione:1.13320771:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/regione/2016/04/18/news/trivelle-soru-io-ambientalista-convinto-ma-il-referendum-era-sbagliato-1.13320771]]Il 32,18 per cento nazionale di votanti, appena poco di più iin Sardegna col 32,37, è comunque un segnale di cui il premier dovrà tener conto: c’è una parte della Nazione a cui non piace, o non piacciono le sue ultime uscite. Anche in Sardegna dove da sempre non è fra i più amati e per confermarlo basta ricordare cos’è accaduto, a suo tempo, quando Renzi era ancora solo un concorrente alla segreteria nazionale del Pd. Contro Bersani, nell’isola, incassò una batosta clamorosa, quando vinse invece su Cuperlo e altri sfidanti ottenne, sempre in Sardegna, il vantaggio più esiguo.

Però al presidente del Consiglio va riconosciuto, a caldo, di essersi ricordato della Sardegna. Nella conferenza stampa poco dopo le 23.30 si è ricordato della Sardegna. Nell’elencare le vertenze industriali che vorrebbe risolvere, ha accennato al caso Meridiana, anche s’è scordato dell’Alcoa. A questo punto forse a uscire meglio dal referendum è la giunta Pigliaru. Con un presidente che dopo aver dichiarato: «È un referendum inutile», aveva corretto il tiro: «Andrò a votare, ma voterò no». L’ha fatto e gli va riconosciuto un certo coraggio, non tanto nei confronti del Pd – il partito guida della sua maggioranza e schierato per l’astensione – quanto per la frizione istituzionale con il consiglio regionale. Va ricordato: la Sardegna era fra le nove regioni a capo del movimento per il sì e quindi molto esposta. Col presidente dell’Aula, Gianfranco Ganau, fra i più attivi.

Ora sarebbe facile scrivere: Ganau ha perso, perché la Sardegna non è andata meglio delle altre regioni, ma sarebbe un errore. Il Sì – che in Sardegna ha vinto più nettamente che sulle terra ferma con il 92,26 per cento contro il 79,7 nazionale – aveva comunque le sue buone ragioni anche se poi è stato inquinato da troppe interferenze esterne. Come sarebbe un errore scrivere: la Giunta (dove otto assessori più il presidente erano contrari o comunque indifferenti al referendum) ha vinto. No, la lettura esatta per la Sardegna dovrebbe essere questa: per scatenare la sollevazione popolare servono storie più passionali e meno lontane nelle miglia marina.

Lo confermano due storie, una recente e l’altra meno. La prima: il no trasversale contro il progetto Eleonora ad Arborea fino alla vittoria alle comunali del 2015 di chi era a capo della rivolta. La seconda risale al 2011, quando i sardi furono chiamati alle urne per dire la loro sulle scorie nucleari. Bene, allora la risposta fu plebiscitaria con il 97,13 per cento deciso nel fermare qualsiasi progetto. Il che vuol dire: se qualcuno dovesse ritentarci, con le scorie, non avrà a che fare col 32 per cento di questa domenica, ma col quasi cento per cento di cinque anni fa.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative