Università di Sassari: posti letto insufficienti
In Consiglio regionale prosegue il confronto sulla bozza di riorganizzazione della rete ospedaliera
CAGLIARI. La riorganizzazione della rete ospedaliera, uno dei pilastri della nuova sanità annunciata dalla Giunta, continua a essere al centro del dibattito in Consiglio regionale. Nell’aula della commissione che ha in carico il dossier, dovrà essere votato dall’aula, i pareri sono sempre in equilibrio fra quella che «è la necessità di cambiare» e «le correzioni necessarie alla bozza presentata dall’assessore Luigi Arru».
Le università. Cagliari e Sassari, hanno detto il rettore Maria Del Zompo e Alberto Porcu (delegato per la sanità dell’ateneo sassarese) «sono impegnate da sempre su un doppio registro: sanità e formazione». Quindi «è le università sono obbligati al rispetto di parametri diversi stabiliti sia dal ministero della Salute che da quello della Ricerca scientifica». Il che vuol dire: «Esiste da sempre una stretta relazione fra corsi di studio, scuole di specializzazione e posti letto che spinge gli atenei a un impegno sempre maggiore per migliorare la qualità del nostro lavoro ma, nello stesso tempo, richiede una forte attenzione da parte delle istituzioni, ed entrambe non possono mancare. Maria Del Zompo ha consegnato alla commissione una proposta di rete per garantire «l’efficienza della futura rete per l’e emergenze-urgenze». Mentre Porcu ha poi sottolineato che «la quota di 3,7 posti letto per mille abitanti assegna alla sanità sassarese è notevolmente al di sotto di quella prevista dalla normativa nazionale. È un dato evidente – ha aggiunto – che non ha però motivazioni comprensibili e quindi serve un significativo riequilibrio. Altrimenti il polo di alta specializzazione non sarà in condizioni di svolgere la funzione centrale che gli è stata assegnata dalla riforma».
La sanità privata. L’associazione delle cliniche ha espresso sì, a livello generale, un parere positivo sulla ma «con riserva» ad esempio sull’«assenza delle specialità che in futuro saranno accreditate». Dopo aver ricordato che dal 2012 le assegnazioni di fondi alla sanità privata sono passate da 105 milioni a 99, l’associazione ha affrontato anche il caso della prossima apertura del Mater Olbia. «Non abbiano nulla in contrario. Siamo imprenditori privati e quindi non possiamo essere contro un’impresa privata. Ma è chiaro che avrà un impatto sulle convenzioni e quindi l’ingresso di quella clinica nella sanità sarda andrà gestito bene». Infine, l’associazione ha sottolineato: «Le nostre prestazioni sono controllate con rigore e secondo parametri certi ma non altrettanto avviene nel pubblico e comunque non con criteri omogenei, che purtroppo cambiano non solo fra assessorato e aziende sanitarie ma anche da un'azienda all'altra e questa situazione provoca confusione».
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