La Nuova Sardegna

La difesa: «Pinna va scarcerato»

di Mauro Lissia
La difesa: «Pinna va scarcerato»

Sindacopoli, al riesame anche la posizione del docente cagliaritano Bernardini

3 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Tempo qualche giorno e si saprà se Salvatore Paolo Pinna, l’ingegnere accusato di essere il dominus dell’associazione a delinquere che governava sindacopoli e appaltopoli, potrà lasciare il carcere e beneficiare almeno degli arresti domiciliari: il tribunale del riesame presieduto da Massimo Poddighe ha acquisito ieri in udienza i documenti prodotti dalla difesa - gli avvocati Giulia Bongiorno e Maurizio Parisi - e si è riservato la decisione sull’istanza di scarcerazione. Non sembra essere in discussione la posizione processuale dell’intraprendente professionista di Desulo, quanto la necessità che resti in cella in questa fase caldissima dell’inchiesta condotta dal pm Armando Mammone, sfociata il 4 aprile scorso nell’ordinanza del gip Annie Cecile Pinello con altre diciassette misure cautelari. L’avvocato Parisi - la celebre collega Bongiorno non c’era - ha sostenuto con forza che la misura del carcere è eccessiva in rapporto al quadro accusatorio, gli era stata già revocata nella prima fase del procedimento, è superata dall’esito delle indagini e dalla monumentale attività di intercettazione telefonica e ambientale condotta dagli investigatori. In altre parole non c’è il rischio - per la difesa - che Pinna possa sparire dalla circolazione, ancora meno che la presunta attività criminale vada avanti.

Diversa la posizione di Carlo Bernardini, il docente di fisica tecnica alla facoltà d’ingegneria di Cagliari finito nel calderone dell’inchiesta perché chiamato a far parte della commissione di gara per il lotto numero 8 della Sassari-Olbia. Su di lui la Procura ha raccolto una serie di indizi che giustificano, a giudizio del pm Mammone, la custodia domiciliare: 83 contatti telefonici con Pinna e una serie di email, più una conversazione in auto registrata il primo agosto 2014 tra lo stesso Pinna e il consigliere regionale Angelo Stochino - anche lui indagato - nella quale l’ingegnere desulese riferisce all’amico la reazione di Bernardini alla notizia che della commissione avrebbe fatto parte anche Maurizio Pisu. Il docente cagliaritano avrebbe detto: «Ma chi cazzo avete messo?» dimostrando - nella lettura del pm Mammone - di essere coinvolto nell’operazione di pilotaggio della gara d’appalto. Bernardini - secondo la Procura - sarebbe stato peraltro inserito nella commissione come esperto di viabilità senza esserlo, solo per garantire l’esito sperato dall’organizzazione di Pinna. Una tesi che il difensore, l’avvocato Massimiliano Ravenna, ha contestato: «Quella su Pisu è un affermazione riferita - ha sostenuto il legale davanti al tribunale - e può significare tutto e il contrario di tutto. Mentre è evidente che nella commissione Bernardini è stato chiamato come esperto di termodinamica e il punteggio da lui assegnato non ha premiato la società vincitrice, quella riferibile al gruppo di Pinna. In realtà - ha insistito Ravenna - la Procura non ha in mano un solo elemento di prova che giustifichi la misura cautelare». A conclusione dell’udienza il pm Mammone ha depositato altri atti considerati a sostegno dell’accusa. Aggiornata l’udienza a domani l’avvocato Ravenna avrà due giorni di tempo per esaminarli ed eventualmente produrre atti alternativi. Il pm si è dichiarato comunque favorevole all’attenuazione della misura cautelare per il docente di ingegneria: non più arresti domiciliari per Bernardini ma la misura dell’incapacità a contrattare con la pubblica amministrazione, che andrebbe ad aggiungersi all’interdizione dal ruolo di docente. L’avvocato Ravenna si è opposto alla proposta dell’accusa e ha ribadito la richiesta di annullamento della misura cautelare.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative