Acquisto di Budelli, Parco diviso: troppo cara. La politica: sia pubblica

L'isola di Budelli

Una parte del direttivo: non è nostro compito possedere terre, ma proteggerle Caleo, commissione ambiente al Senato: tutelare l’isola dalla speculazione edilizia

OLBIA. Riscoppia la guerra di Budelli. Dopo la battaglia parlamentare per acquistare l’isola, l’addio e il curioso ritorno di fiamma del banchiere Michael Harte, i colpi di teatro all’interno del Parco per imporre la riserva integrale e poi cancellarla, l’isola simbolo dell'arcipelago è di nuovo alla deriva. Divisa tra chi la vorrebbe pubblica, chi la preferirebbe nelle mani di ricchi privati, chi opta per una soluzione a metà.

Alla fine di febbraio il magnate Harte aveva rinunciato all’acquisto di Budelli. La riserva integrale imposta sull’isola a ottobre era un ostacolo alla realizzazione del suo progetto ambientalista: un osservatorio della biodiversità con la trasformazione di vecchi ruderi in un hotel diffuso. Il giudice aveva assegnato allora l’isola al Parco. Già depositati i 3 milioni di euro per comprarla, secondo quanto deciso dal Parlamento. Una manciata di giorni fa il Consiglio direttivo del Parco (4 voti a favore, 2 contrari, 1 astenuto) hanno votato sì alla cancellazione della riserva integrale di Budelli e alla richiesta al giudice di restituire i 3 milioni di euro stanziati dallo Stato per comprare l’isola e già versati. Quasi in contemporanea Harte ha riscoperto l’amore per Budelli. E attraverso il suo legale ha chiesto di bloccare l’assegnazione dell’isola al Parco. Eventi che hanno scatenato la polemica.

Massimo Caleo (Pd), vice presidente della commissione Ambiente chiede al ministero e alla Regione di assumere una posizione chiara su Budelli. «Il ministro Galletti deve intervenire e anche la Regione deve prendere una posizione un po' più incisiva. Una legge dello Stato ha stanziato i fondi perché l'isola torni all'Italia, alla Sardegna e in particolare al Parco della Maddalena. Non ci si può arenare per preoccupazioni inutili o cavilli burocratici. Budelli va tutelata dalla speculazione edilizia e la possibilità c'è». Silvio Lai, Pd, «chiede il commissariamento del Parco ma anche di perfezionare l'acquisto dell’isola». Anche il Gruppo di intervento giuridico, che già in passato si era espresso contro il progetto di raddoppio delle volumetrie di Harte, prende posizione. «L'individuazione di una zona di riserva parziale riaprirebbe la possibilità di un qualche utilizzo a fini di studio e turistici: il nocciolo dello scontro è tutto qui. Scontro che non può che far male all’efficace salvaguardia ambientale di Budelli. L’isola è tutelata con vincolo paesaggistico. Il problema è far rispettare le norme di tutela ambientale, avere un adeguato servizio di vigilanza, a terra e a mare».

Opposta la posizione dei quattro membri del Consiglio direttivo del Parco che hanno votato no all’acquisto di Budelli (Mauro Bittu, Vincenzo di Fraia, Luca Ronchi e Carlo Rotta). «Acquisto deciso in solitaria dal presidente e bocciato dal Consiglio di Stato – scrivono in una nota –. Sarebbe un'operazione immobiliare rischiosa per le casse del Parco e per la stessa tutela ambientale dell’isola. Il Parco non ha i soldi per gestire il bene da proprietario. I tre milioni a suo tempo stanziati sarebbero meglio impiegati per terminare le bonifiche nell’ex arsenale o per eliminare la piaga dei cinghiali a Caprera. Possedere terreni non è il mestiere di un Parco, che invece è chiamato a proteggere il territorio con le regole e la vigilanza. Budelli vale quanto Spargi, Razzoli e le altre isole, che sono private come Budelli e che non corrono rischi di cementificazione perché sono tutte inedificabili. Quanto alla proprietà delle isole dell’arcipelago, moralmente appartengono a tutti. Legalmente invece potrebbero appartenere a chiunque volesse comprarle. Il Parco non conosce i proprietari di Razzoli, di Spargi o dei terreni della Maddalena. Non si capisce perché debba interessarsi al proprietario di Budelli».

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