Rifiuta di usare il Var fai da te: aggredito un arbitro minorenne
Trinità, la squadra locale voleva mostrargli il video dell’azione contestata sul cellulare
Sassari L’utilizzo del Var non è contemplato nei campionati dilettantistici? Non c’è problema, ce ne creiamo uno tutto nostro. Con lo smartphone. È quello che devono aver pensato i giocatori dello Sporting Paduledda, nella disperazione di vedersi sfuggire un risultato positivo nel match di Seconda categoria con la Folgore Tissi: gli ospiti in vantaggio per 2-1 sul campo di Trinità d’Agultu, quella dell'89’ era l’ultima occasione per pareggiare.
L’arbitro, ancora minorenne, ma non per questo disposto a farsi prendere in giro, non ha ovviamente accettato di andare a rivedere l’azione che secondo lui non era viziata da un fallo da rigore. I giocatori galluresi non l’hanno presa benissimo: secondo il resoconto del giudice sportivo Figc, è finita con un’aggressione al giovanissimo fischietto, con tanto di gara sospesa, anni di squalifiche e alcuni responsabili ancora da individuare.
Mancava un minuto al 90’, quando è accaduto ciò che succede in qualsiasi partita di calcio: un presunto fallo in area, che per l’arbitro non andava punito con il penalty. Alcuni giocatori dello Sporting Paduledda si sono avvicinati di corsa all’arbitro ragazzino con atteggiamento intimidatorio, chiedendogli di andare dall’assistente di parte dei padroni di casa (per chi non fosse pratico, nei campionati minori i cosiddetti “guardalinee” sono due tesserati delle società forniti di bandierina) che era in possesso di un cellulare con il video dell’azione incriminata. Magari immaginavano che, con l’ormai iconico gesto che mima lo schermo tv, sarebbe tornato sulla sua decisione.
Al logico rifiuto è stato circondato e intimidito dai giocatori di casa (riconosciuti tra questi Gennaro Milone, Andrea Spano e Christian Fois), colpito violentemente alla spalla da qualcuno che non è stato individuato e costretto a indietreggiare di 2-3 metri, mentre si è udito anche l’invito da parte del capitano Salvatore Orra a concedere il rigore “se sei un uomo”.
Nel tentativo di liberarsi dall’accerchiamento, senza che nessuno del Paduledda muovesse un dito per calmare gli animi – spiega il comunicato – e nonostante l’invito al capitano di intercedere, è stato colpito con due mani alla schiena da un altro giocatore non identificato, tenendosi in piedi a stento. Quindi si è diretto verso gli spogliatoi accompagnato da frasi triviali e irridenti dopo aver sospeso il match, e mentre stava per aprire la porta è stato sfiorato da una violenta pallonata che poi lo ha colpito alla gamba di rimbalzo (anche in questo caso non si conosce l’autore del vile gesto). Nel chiuso dello stanzino, si è lasciato andare a una crisi di pianto e ha chiamato i carabinieri, che lo hanno soccorso e scortato sino all’auto del padre, in attesa fuori dal campo sportivo Addis-Carta.
Ogni decisione sul risultato della gara, che a questo punto è la cosa meno importante, è stata rinviata, mentre gli atti sono stati trasmessi alla procura federale della Figc per accertamenti ulteriori. II giudice sportivo però ha già preso alcuni provvedimenti: «Rilevato che gli autori dei comportamenti violenti, se fossero stati individuati dall’arbitro, sarebbero stati puniti con due anni di squalifica (sarebbero stati quattro se il direttore di gara fosse caduto per terra), la stessa sanzione è stata irrogata al capitano Salvatore Orra fino a quando i rei non saranno scoperti ed identificati dalla procura federale». Orra ha avuto ulteriori 4 giornate per quanto fatto (o non fatto, non avendo difeso l’arbitro), mentre tre ciascuna sono andate a i tre giocatori che hanno cominciato le proteste, Milone, Spano e Fois. La società di casa è stata punita con 650 euro di ammenda e la diffida. Nella memoria difensiva degli ospiti della Folgore Tissi c’è anche uno sputo alla schiena che l’arbitro non ha rilevato.
Quanto accaduto a Trinità fa il paio con un episodio che, sempre nello scorso weekend, ha visto protagoniste due squadre della Promozione abruzzese: un giocatore del Lauretum ha segnato di testa il gol del pareggio, ma sulla panchina della squadra di casa, l’Atessa, il social manager e fotografo aveva immortalato l’azione. Ha mostrato all’arbitro lo scatto che evidenziava il “mani” dell’autore del gol. Risultato: rete annullata e grandi polemiche. Che stia scoppiando una moda?
