La Nuova Sardegna

Agenzia Forestas, sì alla riforma

Agenzia Forestas, sì alla riforma

Approvata dal Consiglio fra accuse della minoranza e critiche nel centrosinistra

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CAGLIARI. L’Agenzia Forestas è legge. L’addio al vecchio Ente è stato deciso dal Consiglio regionale, che ha approvato a maggioranza (seppure con qualche evidente malumore nella coalizione) la bozza presentata dall’assessore all’Ambiente Donatella Spano e poi riveduta e corretta dalla commissione Territorio presieduta da Antonio Solinas (Pd). Non è stato però facile per la maggioranza superare il vero scoglio della riforma:quale sarà il futuro degli oltre seimila dipendenti dell’ormai ex Ente. La conclusione, prevista dalla legge, è stata questa: continuerà a esserci il doppio binario fra contratto nazionale dei forestali e quello integrativo riconosciuto dall’assessorato al Personale. Qualsiasi altra soluzione, ha detto fra gli altri Salvatore Demontis del Pd, costerebbe alla Regione un esborso extra di 18 milioni. «In questo momento – ha ribadito l’assessore – non ci sono le condizioni economiche e neanche giuridiche per cambiare la situazione». Presa di posizione che è stata contestata in modo plateale dall’opposizione di centrodestra, che alla fine è uscita dall’aula e non ha partecipato al voto. Mario Floris dell’Uds ha affondato i colpi: «La maggioranza non ha avuto il coraggio di cambiare e continuerà a subire un sistema confuso, mentre avrebbe potuto far valere il peso della nostra autonomia anche in questo caso e dare certezze ai dipendenti di Forestas». La minoranza, con Gianni Tatti dell’Udc, ha provato a forzare la mano anche sulla sede dell’Agenzia. «Potrebbe essere Oristano – è stato detto in aula – e a Campu Longu ci sono le strutture ideali per aprire il centro direzionale». Il centrosinistra ha detto no: la decisione sulla sede è stata rinviata al prossimo statuto dell’azienda, che sarà coordinata da un amministratore unico e farà capo alla Giunta. La stessa maggioranza ha avuto un secondo problema da risolvere e questa volta tutto interno. Il gruppo Sdl (composto dal Partito dei sardi e dal Centro democratico) e l’Upc hanno votato contro l’articolo che definisce «cosa sarà il bosco secondo la legge». Pier Mario Manca (Partito dei sardi) è stato il più deciso nel critica. «Vincolare l’estensione a 2mila metri quadrati coperti da vegetazione, come previsto, è troppo restrittivo per la realtà agropastorale sarda e rischia di avere conseguenze soprattutto sui contributi europei. Una parte di quel pascolo, ora definito bosco, potrebbe addirittura non essere più considerato tale dall’Unione Europea». Alla fine sette consiglieri hanno votato contro l’articolo contestato che comunque è passato con i soli voti del Pd. Un’altra critica alla riforma è arrivata da Federalberghi di Confcommercio. Fra i vari articoli c’e anche quello in cui le «strutture ricettive sono punite con una multa fino a 6mila euro e la sospensione immediata della licenza se non rispettano le prescrizioni antincendio». Le sanzioni – secondo l’associazione – scatterebbero anche se «per errore sarà dimenticata una catasta di legna in un territorio ora classificato come bosco». L’assessore Spano ha replicato: «Le multe sono previste dalla legge nazionale mentre la pena accessoria altrove è molto più pesante. Non c’è la semplice sospensione della licenza ma anche la revoca immediata»,

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