Soldi dei Casalesi riciclati: chiesto il giudizio per Cicu

Per il pm Emanuele Secci l’europarlamentare deve andare a processo Stessa sorte per l’ex sindaco di Sestu, un ex consigliere e 14 presunti camorristi

CAGLIARI. Le prove ci sono, i documenti confermano le accuse, l’europarlamentare Salvatore Cicu - difeso da Michele Schirò - e i suoi soci nella Tu.ri.cost devono andare al giudizio del tribunale per rispondere di concorso in ricettazione e riciclaggio di denaro proveniente da traffici di droga gestiti dai clan camorristici dei Casalesi e dei D’Alessandro. A sostenerlo davanti al gup Cristina Ornano è stato il pm Emanuele Secci, che ha chiesto il processo pubblico per l’ex sindaco Luciano Taccori e l’ex capogruppo forzista a Sestu Paolo Cau - il solo presente in aula - oltre che per le altre quattordici persone, tutte per l’accusa legate alla criminalità campana, coinvolte nell’inchiesta della Dda di Cagliari. Secci ha discusso per circa un’ora e mezzo, ripercorrendo passo passo un’indagine che si riferisce a fatti del 2003, quindi molto vicini alla prescrizione. Il magistrato ha confermato - nella lettura accusatoria - che Cicu e gli altri due indagati sardi erano consapevoli di condurre una trattativa con personaggi legati alla camorra, personaggi notissimi negli ambienti giudiziari e i cui precedenti erano pubblici. Soprattutto per un politico navigato come Cicu, avvocato e parlamentare, di certo non uno sprovveduto. Dunque per il magistrato e per il Gico della Guardia di Finanza che svolse le indagini, il potente politico quartese sarebbe stato insieme a Taccori socio occulto della “Tu.ri.cost srl” costituita nel 2001 con sede a Sestu, amministrata da Cau, che secondo l’accusa avrebbe ceduto ai camorristi l’area di Villasimius dove successivamente verrà realizzato il resort S’Incantu in cambio di un milione e 30 mila euro, incassati in assegni e in contanti con la piena consapevolezza della provenienza. A confermarlo il fatto, accertato dalle Fiamme Gialle, che a portare a Cagliari una parte dei soldi, 400mila euro chiusi in una borsa, sia stato il noto camorrista Gennaro Chierchia, rimasto successivamente ucciso in un agguato a Gragnano, in provincia di Napoli. Altri soldi sono arrivati in Sardegna, secondo l’indagine, attraverso un giro di società organizzato per schermare l’operazione illegale. Con la somma incassata Cicu – stando al capo d’imputazione – avrebbe pagato debiti e acquistato l’appartamento cagliaritano di via Pitzolo dove si trova il suo studio.

Le indagini della Guardia di finanza erano partite nel 2010 da una sequenza di operazioni societarie compiute nel settore immobiliare turistico. Seguendo il flusso del denaro gli uomini del Gico hanno messo insieme documenti e atti utili a ricostruire una gigantesca attività di riciclaggio che ha finito per coinvolgere numerosi personaggi della criminalità campana. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda, oltre i tre sardi, Alessandro Coronella, Antonino Di Martino, Luisa Di Martino, Alessandro Falco, Nicola Fontana, Rosa Fontana, Rosa Garofalo, Sabino Gioia, Angela Miccio, Luciano Passariello, Bartolomeo Piccolo, Gilda Piccolo, Salvatore Venturino e Antonio Vietri. Tra i difensori, gli avvocati Guido Manca Bitti, Agostinangelo Marras, Franco Luigi Satta, Roberto Sorcinelli, Rita Dedola e Alberto Cocco Ortu. E’ invece uscito dal procedimento l’ex governatore Ugo Cappellacci, indagato per aver gestito nelle vesti di commercialista una cassetta di sicurezza all’interno di una banca, dove dovevano transitare i soldi dei Casalesi: il pm Secci ha deciso di archiviare la sua posizione, che era stata stralciata dal fascicolo. Ieri mattina hanno parlato anche due difensori, la discussione andrà avanti il 27 aprile e la sentenza dovrebbe arrivare il 18 maggio.

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