Appalti, arriva il codice anticorruzione
Nuove norme per arginare il fenomeno delle mazzette. A Cagliari un seminario di Confindustria e Associazione costruttori
CAGLIARI. Se bastasse un codice, sarebbe un giorno di festa, quello della liberazione dal malaffare pubblico e privato. Bene, il codice c’è ed è quello degli appalti, licenziato pochi giorni fa dal Consiglio dei ministri. È stato un passaggio importante, tra l’altro preteso da Bruxelles perché l’Italia nella trasparenza era in fondo al gruppo europeo e potrebbe essere anche decisivo contro l’assalto alla diligenza. Però per cancellare, o almeno provare a contenere il fenomeno bestiale della corruzione, anche questa pubblica e privata, servirebbe altro ma è impossibile da scrivere e imporre. O ce l’hai, oppure va insegnato in fretta: «È il senso civico», ha detto l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Cagliari, nel seminario organizzato dall’Associazione costruttori e da Confindustria meridionale sul nuovo codice dei contratti. Luisanna Marras è stata decisa nella provocazione: «Se non riusciremo a far crescere una maggiore responsabilità collettiva, anche quest’occasione purtroppo andrà sprecata». Certo, il codice 2.0 è molto più snello, solo 217 articoli contro i quasi 700 del vecchio seppure al netto dei 51 decreti d’attuazione in arrivo, punta tantissimo sulla prevenzione e soprattutto è molto più stretto nelle maglie per evitare le infiltrazioni peggiori grazie al certificato di credibilità assegnato alle imprese e alle pubbliche amministrazioni che appaltano, alle soglie nei bandi in cui il massimo ribasso (di solito una iattura) non è ammesso e altro ancora. Compreso l’albo dei commissari esterni per l’aggiudicazione della gara, scelti per sorteggio e non come capita spesso in nome di troppe spartizioni fuorilegge. Eppure è stato il vicepresidente nazionale dei costruttori a riportare tutti con i piedi per terra: «È bello, non è perfetto ma sembra tanto un codice di pace mentre non va dimenticato che invece siamo ancora in guerra contro abusi e scandali». È così anche in Sardegna, dove la fresca inchiesta penale su «Sindacapoli», uno e due, ha messo a nudo l’intreccio, la connivenza – è tutto ancora presunto – fra politica e affari in periferia e anche nei palazzi del potere. «Non è purtroppo una situazione diversa da quella che abbiamo riscontrato in altre regioni, dalla Sicilia al Trentino», ha detto non senza amarezza Ida Angela Nicotra, dell’Associazione nazionale anticorruzione. All’Anac è stato affidato il compito di mettere regole che non c’erano e imporre una trasparenza finora quasi inesistente, per tenere alla larga i malintenzionati. «Il nuovo codice – ha detto la consigliera – va in questo verso ed è quello giusto, anche se in molti passaggi è stato annacquato (quale lobby ci ha messo lo zampino?) rispetto alla nostra bozza. Però se non cambierà la mentalità, sarà davvero difficile prevenire un fenomeno che dobbiamo invece debellare». I costruttori sono fiduciosi e convinti che «con un mercato pulito» – ha detto Simona Pellegrini, presidente dell’associazione cagliaritana – «potremo finalmente realizzare opere di qualità, nei tempi e ai costi previsti». Senza più extra, o peggio mazzette, bustarelle e altre schifezze da sempre messe al bando dal codice penale e da quello che manca: il senso civico. (ua)
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