Violenze all’Aias: sospesa dal servizio un’altra operatrice
Accolto dal tribunale del riesame il ricorso del pm Ledda Per sei mesi nessun contatto con i pazienti di Decimomannu
CAGLIARI. Mentre l’inchiesta sui maltrattamenti al centro Aias di Decimomannu sembra essere entrata nella fase finale, un’altra operatrice socio sanitaria indagata nel procedimento condotto dal pm Liliana Ledda e dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria e del Nas dovrà stare alla larga dai pazienti dell’organizzazione assistenziale che fa capo alla famiglia Randazzo: si tratta di Monica Frau, 43 anni, che era rimasta fuori dal provvedimento cautelare firmato a suo tempo dal gip Giampaolo Casula. Ad accogliere il ricorso della Procura e a sospendere l’operatrice per sei mesi dal servizio è stato il tribunale del riesame presieduto da Massimo Poddighe, che ha ritenuto fondate le motivazioni esposte dal pm Ledda e ha di conseguenza respinto le tesi della difesa. A inchiodare la dipendente dell’Aias alle proprie responsabilità - in questa fase ancora presunte e da dimostrare nel procedimento - sono stati i filmati prodotti dai carabinieri, dove Monica Frau risulterebbe coinvolta nei maltrattamenti ai pazienti disabili. La sequenza di misure cautelari era stata disposta a metà febbraio nei confronti di quattordici dei sedici indagati, fra i quali l’amministratore ed ex consigliere regionale Vittorio Randazzo e la direttrice del centro Sandra Murgia. L’8 aprile scorso il tribunale del riesame ha accolto il ricorso del Pm che aveva chiesto la sospensione per Frau e gli arresti domiciliari per l’infermiere Roberto Cannavera. La stessa richiesta è stata respinta per Carlo Pintus, Luigi Lobina e Tiziana Meloni. Contro la decisione del riesame Cannavera ha presentato ricorso in Cassazione. Nell’elenco degli indagati anche il nome della presidente dell’Aias Anna Paola Randazzo: per lei l’ipotesi accusatoria riguarda presunte minacce rivolte ad alcuni dipendenti e il concorso nei maltrattamenti.
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