La difesa di Mario Diana: «Mai fatto marchette»
L’ex numero uno del Pdl in aula replica ai magistrati: mi occupavo dei problemi Sulle accuse alla De Francisci la smentita di Pietro Pittalis e di un dipendente
CAGLIARI. «Non ho mai fatto marchette, mi occupavo dei problemi della gente». Così l'ex capogruppo Pdl del Consiglio regionale della Sardegna, Mario Diana, a processo per peculato nell'ambito dell'inchiesta sui fondi ai gruppi, risponde in aula al pm Marco Cocco che chiedeva delucidazioni sull'uso del denaro destinato al suo gruppo consiliare. A Diana, arrestato nel 2013, la Procura di Cagliari contesta spese illegittime per oltre 600mila euro, ma molte sarebbero riconducibili ad altri consiglieri visto che il gruppo Pdl, all'epoca dei fatti, era il più nutrito con ben 35 componenti. «Ho sbagliato ma non voglio rimanere qui a subire», ha detto mentre gli venivano chieste spiegazioni sul motivo per il quale non sarebbero state prodotte per tempo alcune fatture e documenti contabili.
L'interrogatorio all'inizio si è concentrato sull'acquisto di 21 penne Montblanc a Natale del 2009 da regalare ai consiglieri regionali e soprattutto su quello di un portafogli come regalo a una collaboratrice dell'allora consigliere Simona De Francisci. La circostanza non è stata confermata dalle indagini che hanno accertato come quello comperato con i soldi del gruppo fosse un articolo da uomo, mentre quello regalato alla dipendente uno da donna. Ancora, l’ex capogruppo ha sostenuto che l’acquisto delle ormai famose penne Montblanc fu proposto in riunione da De Francisci che suggeriva un regalo natalizio per i componenti della formazione. La circostanza non può essere chiesta alla diretta interessata perché la procura non può acquisire informazioni dai testimoni che compaiono nella lista della difesa ma solo da quelli dell’accusa che abbiano già deposto. Ecco perché gli inquirenti si sono rivolti al dipendente del gruppo Alessandro Pusceddu e all’attuale capogruppo di Fi Pietro Pittalis che hanno dichiarato di aver raccolto le contrariate smentite di De Francisci a quanto sostenuto da Diana.
Il sostituto procuratore ha chiesto spiegazioni a Diana anche su un certificato di deposito da 200mila euro della Banca di Sassari acquistato nel 2012 e vincolato per un anno. L'ex capogruppo si è giustificato dicendo che era un buon investimento a livello di interessi e pagamento di bonifici. «Nel gruppo confluivano 300/400 mila euro l'anno – ha dichiarato – ne bastavano di meno per la gestione». Ma la decisione dell'acquisto fu presa solo da Diana senza una delibera del gruppo. Infine, si è affrontato il tema dei due collaboratori che gestivano la segreteria dell'ex capogruppo a Oristano i quali erano in parte pagati con i fondi del gruppo, in parte con assegni dal conto di Diana. Nella prossima udienza fissata per il 21 giugno proseguirà l'interrogatorio, poi toccherà al controesame della difesa.
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