Sindacati: industria, ora cambio di passo
Chimica verde, essenzialità e metano: contestate le scelte della giunta. Pigliaru invitato a fare rispettare gli accordi
SASSARI. La Giunta troppo morbida con l’Eni sulla partita della chimica verde e l’assenza di una vera politica industriale nell’isola. Che non può prescindere da un aspetto fondamentale: il costo dell’energia. I sindacati chiedono una svolta per uscire dal labirinto delle tante vertenze aperte. Durante l’audizione in commissione Industria, i segretari regionali di Filctem Cgil (Giacomo Migheli), Femca Cisl (Marco Nappi) e Ulitec-Uil (Tore Sini), hanno passato ai raggi X le cose fatte e soprattutto le cose non fatte.
Il nodo dell’energia. All’organismo consiliare presieduto da Luigi Lotto (Pd) i sindacati hanno chiesto aiuto su quello che considerano il nodo essenziale: l’energia. I costi troppo alti per le imprese sono all’origine, secondo Cgil-Cisl-Uil, di tutti i problemi perché rappresentano un freno per gli investitori e determinano la morte, spesso dopo lunga agonia, dei siti industriali dell’isola. Per questo i sindacati hanno sollecitato interventi certi a favore delle imprese: costi elettrici più bassi alle aziende che possono usufruire del regime di interrompibilità e tempi stretti per la metanizzazione dell’isola.
L’essenzialità negata. I rappresentanti sindacali si sono soffermati sulla vicenda del regime di essenzialità negato alle centrali di Ottana, Fiumesanto e Portovesme: «Senza essenzialità la centrale di Ottana è destinata a morire – hanno detto Migheli, Nappi e Sini – e la revoca delle agevolazioni ha determinato anche un aumento dei costi». Con Terna che nel primo bimestre del 2016 ha speso 40 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2015. Sul caso Ottana le risposte annunciate a gennaio non sono ancora arrivate: era attesa la conferma sulla possibilità che alla centrale venisse riconosciuta l’essenzialità per il servizio di riaccensione della rete elettrica in caso di black out. Nel frattempo per gli operai della fabbrica è scattata la cassa integrazione.
La chimica verde. Il grande sogno sull’orlo del flop: dei 7 impianti annunciati, solo due hanno visto la luce, la centrale a biomasse non sarà realizzata perché Enipower è tornata sui suoi passi e i rapporti fruttuosi tra industria e filiera agricola sono una storia ancora tutta da scrivere. Nel frattempo, a gettare nubi cupe sul futuro del polo della chimica verde a Porto Torres c’è l’addio annunciato dell’Eni: pronta a vendere il 70 per cento di Versalis, la controllata che si occupa del settore chimico, al fondo americano SK Capital, i cui progetti non sono ancora ben definiti. I segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil chiedono di uscire dall’incertezza e sollecitano alla giunta regionale un cambio di passo: «Eni non ha rispettato gli accordi sottoscritti nel 2011, la cessione di Versalis significherebbe l’addio definitivo al progetto. E la giunta sulla vicenda ha avuto sinora un atteggiamento troppo morbido».
Le rassicurazioni. L’isola dei disoccupati non può permettersi di lasciare a terra altri lavoratori. Il presidente della commissione Luigi Lotto ha assicurato il massimo impegno ai sindacati: «L’industria esistente va salvaguardata, insieme alla giunta cercheremo le soluzioni migliori». Ma senza indugiare ancora, perché, hanno detto i sindacalisti, di tempo se n’è già perso abbastanza.
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