Eurallumina, a Roma per salvare la fabbrica
I lavoratori del Sulcis in piazza Montecitorio: «Le istituzioni non facciano scappare la proprietà»
SASSARI. Tuta verde, megafono in pugno e striscioni al vento. Il Primo maggio si passa anche all’ombra dell’obelisco di piazza Montecitorio. Cinque operai Eurallumina hanno deciso di portare le loro preoccupazioni davanti alla Camera. Si sgolano dalla mattina alla sera per ricordare a tutti che la loro vertenza non è ancora chiusa. E che per centrare l’obiettivo di riaprire l’impianto di Portovesme serve ancora uno sforzo da parte delle istituzioni. Tra gli operai del Sulcis volati a Roma, una delegazione della rsu e di lavoratori, c’è anche Antonello Pirotto. Lo storico leader delle tute verdi di Portovesme parla chiaro: «In questi anni siamo riusciti a tenere aperti i cancelli dell’impianto, ora invece vogliamo spalancarli». Gli operai, riuniti in un presidio permanente, rimarranno nella capitale almeno per una settimana. Nel frattempo colleghi e famiglie manifesteranno a Cagliari e nel Sulcis. «A breve si terrà la conferenza decisoria, per l’autorizzazione definitiva alla partenza del piano industriale e degli investimenti – spiega Antonello Pirotto –. Ma siamo preoccupati perché nelle istituzioni non c’è una totale condivisione. Tutto ciò potrebbe far lievitare l’investimento di 185 milioni previsto dalla Rusal, con un conseguente passo indientro della proprietà». Insomma, gli operai Eurallumina vogliono far sentire il proprio fiato sul collo delle istituzioni per evitare di veder sfumare il sogno della svolta proprio all’ultimo minuto. «Questa battaglia va avanti dal 2009 – continua Pirotto, che è un componente rsu –. Da quel momento la proprietà ha continuato a investire e noi abbiamo fatto i turni per la manutenzione dell’impianto. E adesso la proprietà vuole investire ancora per riaprire la fabbrica. Non vogliamo che tutto questo venga vanificato al traguardo». La riapertura dell’Eurallumina sarebbe una svolta pesantissima per tutto il territorio del Sulcis Iglesiente. I numeri lo confermano. Si parla di 357 occupati diretti, più un centinaio di nuovi assunti. Sono 270 le persone che potrebbero essere impiegate negli appalti per la realizzazione di nuove opere. Altri 200 lavoratori, invece, rimetterebbero in moto l’intero sistema dei servizi, dalla mensa ai trasporti. «In questi giorni avremo diversi incontri tra presidenza del consiglio e ministeri – conclude Pirotto –. Buona parte del futuro del nostro territorio dipende da questa battaglia».
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