Il consigliere attacca: «Non sono un orco e ve lo dimostrerò»
L’ex sindaco di Buddusò si difende e risponde al clima ostile: «Posso aver sbagliato a incontrare qualche persona»
CAGLIARI. Massiccio, mani enormi sempre infilate nelle tasche, per nulla scuro in volto, lo è solo l’abito, indossato per una cerimonia che gli hanno ricacciato in gola. Giovanni Satta è sicuro nella difesa anche se ogni sua parola sembra avere più che altro il peso specifico del contrattacco. Da solo contro tutti, nel Palazzo. Non sfugge ai plotoni d’esecuzione che lo aspettano, schierati, in fondo a ogni corridoio. Può apparire persino sfrontato l’atteggiamento di chi fino a giovedì era rinchiuso in cella per associazione a delinquere e traffico internazionale di stupefacenti. Nessuno ha ancora deciso se lui, ex sindaco di Buddusò, candidato ed eletto (a tavolino) con l’Uds, è colpevole o innocente. Un magistrato l’ha arrestato, un altro scarcerato senza però (almeno pare) fare passi indietro nei reati che gli hanno contestato il 6 aprile, giorno dell’arresto. L’assalto al bersaglio grosso è inevitabile, dovuto, scontato, ma neanche la domanda più terribile, fa vacillare l’uomo, il consigliere regionale in sala d’attesa e neanche l’Orco che potrebbe essere.
Lo è?
«Non lo sono. Riuscirò a dimostrarlo. Ho avuto le mie disavventure, ammetto. E confesso: posso aver sbagliato nell’incontrare qualche persona, ma sono innocente. Respingo le accuse, non sono un Orco».
Chi è, allora?
«Un cittadino italiano, indagato e che, come tutti, fino al terzo grado di giudizio ha diritto alla presunzione d’innocenza. È scritto nella Costituzione».
Però è un cittadino dalle molte pretese.
«Una sola: prendere possesso del seggio in Consiglio regionale. Mi spetta, anche questo è un mio diritto. L’ho conquistato prima sul campo, alle elezioni, ma mi è stato negato. Poi, alla fine, mi è stato riconosciuto dopo nove mesi di battaglie legali e nessuno ora può strapparmelo via».
Neanche una sollevazione popolare?
«La legge è dalla mia parte e non lo dico con arroganza».
Si sente rifiutato?
«Per troppo tempo il Consiglio regionale, che comunque rispetto, mi ha tenuto fuori. C’è chi si è sostituito ai giudici amministrativi, ma una sentenza ha ribaltato quella decisione. Ora non vorrei che qualcuno si sostituisse anche ai giudici penali».
In aula, qualcuno potrebbe negarle anche la stretta di mano.
«Sono un cattolico. Nei 23 giorni in carcere, ho pregato molto e oggi sono più forte».
Ha paura di essere processato in piazza.
«No, se sei sicuro, come lo sono, della mia innocenza. M’hanno accusato di traffico d’armi, ma sono pulito. Lo giuro. Anche la storia della bancarotta non è vera. Sono il truffato, ho denunciato chi mi ha messo sul lastrico».
Vittima, sempre e solo vittima: sfortunato.
«Sono abituato ad affrontare tutti i problemi, anche quelli peggiori, i più complicati. Però finora ho sempre vinto. Sarà così anche questa volta».
La questione morale potrebbe valere più di una condanna.
«La Costituzione dice il contrario. Anche la legge Severino non mette al bando gli indagati. Gli arrestati sì, i condannati anche. Io non sono né uno e neanche l’altro».
Perché il Tribunale del riesame l’ha scarcerata?
«Non conosco ancora le motivazioni della decisione. So soltanto che non dovevo finire in manette».
Da una cella all’aula del Consiglio: meglio di un acrobata.
«C’è chi ha detto: lo fa per lo stipendio. Non è vero. Vorrei partecipare a risolvere i problemi della Sardegna e credo di poter dare un contributo».
Il giuramento è saltato.
«Oggi o domani non cambia. I diritti non si toccano. Ritornerò, con i miei fratelli che mi hanno accompagnato».
Con chi s’è consigliato in sala d’attesa?
«In questi giorni non ho parlato con nessuno. Neanche con l’onorevole Mario Floris, il leader del mio partito. Solo in famiglia e con i miei avvocati».
Solitario?
«Ho preferito stare in silenzio, isolarmi. Anzi, ho risposto a qualcuno sulla Rete che mi pareva avesse esagerato nei commenti».
Fare il duro le piace?
«No, tutt’altro. Anzi, mi scuso con i sardi per questa confusione. Ma sono innocente e ho fiducia nella magistratura».
Prima proposta di legge?
«Non ci ho pensato. Direi sul turismo o sull’agroalimentare».
Come finirà?
«Che giurerò. Oggi». (ua)
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