M5S, Lega e Meloni all’attacco. Grillo: chi sarà il prossimo?
Il Movimento apre la caccia all’eurodeputato “piddino” Accuse anche da Penati: «Nel Pd due pesi e due misure»
ROMA. L’album delle figurine di Beppe Grillo ha un nuovo campione da incollare sulla pagina dei cattivi. È Renato Soru, eurodeputato e segretario del Pd sardo. In altre parole, uno dei nemici giurati di Grillo e del Movimento 5 Stelle che giorno dopo giorno sfoglia i petali di una margherita che sembra avere problemi nel gambo più che nella corolla.
E il blog non può perdere i continui autogol che arrivano dal partito a cui Grillo lancia anatemi spesso e volentieri. Ecco perchè, da ieri mattina, sulle pagine web gestite del comico genovese c’è il faccione sorridente di Renato Soru con un bollino del Pd attaccato sulla fronte e con l’hashtag l’#EuroCondannatoPd del giorno che ovviamente rimanda alle generalità del patron di Tiscali. A fianco alla composizione fotografica, un titolo in giallo: “Renato Soru, europiddino. Tre anni di reclusione per vasione fiscale. Dimettiti».
Un invito che più chiaro non si può ma, a scanso di equivoci, c’è il posto anche per un approfondimento che entra nel dettaglio: «Oggi tocca a Renato Soru, europarlamentare e capo del Pd in Sardegna: tre anni di reclusione per evasione fiscale. Dopo l'euroindagato per voto di scambio mafioso Caputo, il gruppo del Pd a Bruxelles si ingrossa con un eurocondannato. Cosa aspettano a dimettersi? L'epopea immorale del Pd continua. Chi sarà il prossimo?», domanda Grillo nelle ultime righe di un post che ieri è rimbalzato sulle bacheche degli attivisti e dei sostenitori del Movimento in tutta Italia.
Se i grillini hanno calcato la mano, la Lega di Matteo Salvini ha fatto altrettanto ma utilizzando parole più dure. Il leader era impegnato nella promozione del suo libro “Secondo Matteo” e non ha parlato di Soru ma ci hanno pensato i suoi seguaci. Il primo attacco è del parlamentare Massimiliano Fedriga: «Soru è l’ultimo esempio di un governo di ladri», scrive su Twitter. A stretto giro di posta è arrivato anche il contributo del senatore Gian Marco Centinaio, che ha aperto il caso Soru a tutto il partito: «Gli esponenti del partito democratico disprezzano la legalità».
Il tema era troppo invitante perché uno degli attori della corsa al Campidoglio se lo lasciasse sfuggire. Giorgia Meloni, candidata sindaco a Roma, ha commentato gli ultimi sviluppi del caso che ha infiammato la mattinata di ieri: «Da qualche anno dico che questa presunta superiorità morale della sinistra non era poi così superiore», ha spiegato Giorgia Meloni riferendosi alla condanna di Renato Soru, «vediamo improvvisamente – ha aggiunto – come anche Renzi, rispetto ad alcune certezze che aveva, sta cominciando a vacillare. Negli ultimi giorni ha avuto bisogno di cominciare a sparare le sue proposte da campagna elettorale su bollo e pensioni, tutte cose che non farà e che usa quando il Pd è in difficoltà».
L’ultima bordata arriva dalle file una volta amiche da cui Filippo penati, ex presidente della Provincia di Milano, sbotta: «Nel Pd ci sono più pesi e più misure in merito alle vicende giudiziarie che coinvolgono i suoi iscritti. Dopo soli 45 giorni dall'avviso di garanzia – spiega Penati – la commissione nazionale di garanzia, senza neppure ascoltarmi, mi cancellò dall'anagrafe degli iscritti del Pd». Un modus operandi che, evidentemente, non è stato ripetuto nel caso di Renato Soru.
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