Già avviato il dopo Soru ipotesi congresso a giugno
La road map prende corpo: ora serve un traghettatore, in pole la presidente Mele Spissu: «Serve un atto forte che dia una scossa, subito la nuova assemblea»
SASSARI. Il futuro del Pd non è scritto con l’inchiostro della nostalgia. Sulla segreteria di Renato Soru, appena dimesso, scorrono ancora i titoli di coda, ma il partito già pensa al futuro. E le grandi manovre si intrecciano agli interessi delle diverse anime del partito.
La soluzione. La road map è già tracciata. L’obiettivo è arrivare a un congresso immediato che elegga una nuova assemblea e dia un mandato forte a un nuovo segretario. Ma se il traguardo è stabilito sarà più complicato il percorso. Lo scontro sarà su questo.
Il traghettatore. Sembra quasi scontato che l’immediato sarà gestito da un traghettatore. Tutti parlano di una figura di spicco che porti il partito al congresso. Il nome non viene fatto solo per evitare di bruciarlo, ma con molta probabilità sarà la presidente dell’assemblea Giannarita Mele. Supportata anche dalla commissione di garanzia.
La distanza. La reale differenza è sulla data del congresso. La sua distanza è tutta una questione di correnti. Qualcuno chiede che si faccia dopo il referendum costituzionale di ottobre. Altri vogliono che si svolga subito dopo le elezioni di maggio. Il motivo è tutto di opportunità politica.
L’acceleratore. L’area Fadda-Cabras non ha dubbi. «Il congresso si deve svolgere tra giugno e luglio – spiega Giacomo Spissu –. E non ne faccio una questione di anime del partito, ma di interesse per gli iscritti del Pd e per i sardi. Solo una assemblea forte e legittimata può lavorare per eleggere un segretario di svolta, autorevole, che affronti momenti fondamentali per l’isola. La mia non è una riflessione solitaria, ma trova sostegno tra diversi gruppi all’interno del Pd». Poi l’affondo. «Serve una scelta forte, immediata, che dia vita a un gruppo dirigente – continua – ecco perché bisogna fare un congresso straordinario anticipato. È chiaro che la proposta andrà affrontata in assemblea». Ma è evidente che questa richiesta arriva dall’area che in questo momento è più forte.
I frenatori. I Soriani sono ancora frastornati dallo tsunami che ha abbattuto il segretario. Per loro la scelta di un congresso immediato potrebbe essere un colpo mortale. Potrebbero trovarsi impreparati ad affrontare un confronto muscolare con le altre anime. Per loro la data del congresso dovrebbe essere il più lontano possibile. In modo che la patina dell’oblio addolcisca un po’ la ruvida decisione del tribunale. E forse nel frattempo un altro giudice ribalti la sentenza di primo grado.
I commissariali. A spingere per la nomina di un commissario sono in particolare i Renziani di Sardegna. Il motivo è semplice, Luca Lotti nominerebbe Gavino Manca e per il gruppo sarebbe un rovesciamento clamoroso dei ruoli. Nell’isola i renziani sono minoranza. Ma le loro quotazioni sono in ribasso. La segreteria nazionale si trova ora a fronteggiare la bomba Soru proprio perché i renziani un paio di mesi fa avevano chiesto a Roma di non far cadere il segretario quando le altre anime del Pd lavoravano per scalzarlo.
Gli avanguardisti. È la posizione forse più coraggiosa. Roberto Deriu invoca la tabula rasa. Non proprio una rottamazione, più un innesto di nuova linfa. Deriu chiede che alla guida del partito vengano messi i 40enni. Con una scelta immediata. Qualcuno è pronto a sostenere questa ipotesi, ma solo dopo il congresso. Solo dopo novembre.
Il compromesso. E proprio per questo che alla fine a vincere sarà il compromesso. Il traghettatore del Pd fino al congresso. La convergenza su questo punto sembra essere a un passo. Un momento di tregua sembra indispensabile per affrontare il mare agitato delle elezioni. La vera battaglia si giocherà proprio sulla data in cui si svolgerà. Da là usicrà l’assemblea che troverà un nuovo segretario.
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