La Nuova Sardegna

Giallo di Orune, un anno all’inseguimento dei killer

di Pier Luigi Piredda
Giallo di Orune, un anno all’inseguimento dei killer

Evidenti legami tra l’omicidio Monni e la scomparsa di Masala: verso la svolta

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NUORO. Un anno senza Gianluca e senza Stefano. Un anno di dolore. Gianluca Monni, 18 anni, di Orune, ucciso con tre fucilate mentre andava a scuola. Stefano Masala, 28 anni, di Nule, inghiottito da una notte senza fine. Un giovane assassinato, un altro scomparso e probabilmente ucciso, due giovani, uno dei quali appena diventato maggiorenne, indagati per i due delitti e ancora altri indagati per favoreggiamento. E due paesi in ansia, che sperano uscire al più presto dall’incubo in cui stanno vivendo da un anno. A Nule hanno manifestato ieri sera per strada la solidarietà ai genitori di Stefano. A Orune, il paese oggi si stringerà ai genitori, al fratello e alla fidanzatina di Gianluca e lunedì lo ricorderanno nella scuola in cui studiava con una grande manifestazione.

Mentre le indagini sarebbero ormai molto, ma molto vicine alla svolta.

8 maggio 2015: il giorno in cui la Sardegna è precipitata nel baratro dell'orrore. Alle 7 del mattino di una giornata di primavera senza sole e fredda, Gianluca Monni è come sempre seduto sul gradino di una casetta a due piani di corso Repubblica, la strada principale di Orune, ad aspettare il pullman che lo porterà a scuola a Nuoro. Lo zainetto con i libri tra le gambe e il telefono cellulare in mano. Forse sta messaggiando con la fidanzatina che tra poco incontrerà sull'autobus. Non si accorge di quelle due auto che percorrono lentamente il corso. Sono una Opel Corsa grigia metallizzata e un’altra di cui non si è mai saputo con certezza né il modello, né il colore: forse una Volkswagen Golf, ma gli investigatori non hanno mai fatto trapelare niente. Le due auto risalgono il corso verso il centro e ritornano indietro lungo una strada parallela. La Opel Corsa rallenta, rallenta fino a fermarsi davanti a Gianluca Monni, che non si accorge di nulla se non quando ormai è troppo tardi. Forse il passeggero dell'Opel scende dall’auto, ma molto più probabilmente abbassa soltanto il finestrino e appoggia le canne di un fucile calibro 12 automatico sullo sportello. E spara. Solo quando vede le canne del fucile, Gianluca Monni si rende conto di essere l’obiettivo del killer. Riesce soltanto ad alzarsi mentre partono le fucilate. Tre. A pallettoni, a pallini e a palla. Gianluca Monni cade sull’asfalto, raggiunto dai proiettili al fianco sinistro e alla testa. Mentre lo studente di Orune agonizza, la Opel Corsa schizza a tutta velocità verso la periferia del paese barbaricino scortata dall’altra auto misteriosa. Le auto degli assassini svoltano verso Bitti, vengono notate alla fontana lungo la strada provinciale e poi s’infilano in alcune stradine di penetrazione agraria che si perdono nelle impervie campagne del Goceano. L’indomani alle prime luci del giorno, i carabinieri trovano un’auto ridotta a un ammasso di lamiere fumanti alla periferia di Pattada. È una Opel Corsa grigia, molto simile a quella segnalata a Orune. Ma è anche l’auto sulla quale era stato visto per l’ultima volta Stefano Masala, 28 anni, un giovane di Nule che i genitori stavano cercando perché non era rientrato a casa e il suo telefono era irraggiungibile. L’inizio di un incubo senza fine. Ed è in quel momento che le giovani vite di Gianluca Monni e Stefano Masala si incrociano e si sovrappongono in un escalation di orrore. Anche le inchieste per il delitto dello studente di Orune e quelle per la scomparsa del giovane di Nule, si incrociano e si sovrappongono fin dall’inizio e pur snodandosi su strade parallele arrivano allo stesso risultato: due giovani cugini, uno di Nule e l’altro di Ozieri, indagati per il delitto di Gianluca sono anche gli unici indiziati per la scomparsa di Stefano Masala, che per i magistrati della procura della Repubblica di Nuoro è ormai da considerarsi omicidio. Le vite di Gianluca Monni e Stefano Masala si erano incrociate in un giorno di festa a Orune molti mesi prima. In un locale adibito a sala da ballo. Quattro ragazzi di Nule, tra i quali Stefano e gli indagati per i due delitti, erano nel locale a fare baldoria insieme fino a quando le loro menti non erano state annebbiate dall’alcol Ed era scoppiata una zuffa perché i giovani goceanini avevano infastidito pesantemente alcune ragazze di Orune, tra le quali, pare, anche la fidanzatina di Gianluca. A un certo punto, il minorenne del gruppo di Nule aveva tirato fuori una pistola. Ma era stato bloccato e disarmato prima di poterla usare. E i quattro goceanini erano stati sbattuti fuori dal locale. Ma la zuffa era continuata per strada, seguita da un inseguimento di auto ed esplosa con maggiore violenza alla periferia di Orune dove al minorenne armato di pistola erano anche state pestate le dita delle mani con una pietra dopo avergliele appoggiate sul guard rail. Tra i due gruppi le minacce erano continuate attraverso i social fino a un altro incontro ravvicinato in territorio neutrale: a Nuoro.

Qualche settimana dopo, il delitto di Gianluca Monni a Orune e la scomparsa di Stefano Masala a Nule.

I carabinieri del comando provinciale di Nuoro hanno imboccato una pista precisa e, pur senza scartare altre ipotesi, si sono concentrati sulla zuffa e su tutto quel che è accaduto dopo. E così sono risaliti al minorenne di Nule, che per la mattina del delitto di Orune e per la scomparsa di Stefano a Nule, avrebbe un alibi. Che gli investigatori stanno smontando pezzo per pezzo. Sequestrando una montagna di materiale, tra cui alcuni telefoni, pc, un fucile e alcune auto, ritenuto di notevole interesse per le indagini. Passando al setaccio ogni movimento del minorenne e del cugino, indagati per gli omicidi di Gianluca e di Stefano.

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