Leadership e complicati equilibri
Da mesi si lavorava a un cambio della guida dei democratici nell’isola
SASSARI. Il partito degli alambicchi è già al lavoro da due giorni. Un attimo dopo che il segretario Renato Soru con un gesto rarissimo nella politica italiana si è dimesso. Dall’uscita di scena si è subito pensato alle ipotesi di un dopo Soru. Ma la missione impossibile è trovare una soluzione di equilibrio. Nessuna delle anime ha tanta forza da assumere la guida del Pd e spazzare via le altre . Ecco perché l’accordo è indispensabile. Ma anche questo deve essere frutto della mediazione. Della tela infinita che deve essere tessuta dai ricamatori di accordi. La scelta di un traghettatore sembra inevitabile. Conviene a tutti. Per superare le elezioni e affinare la strategia di assalto alla segreteria. Ma serve un compromesso anche sul nome di compromesso. Altrimenti non sarebbe il Pd.
Così il nome più certo, la presidente dell’assemblea Giannarita Mele potrebbe anche essere sacrificata sull’altare degli equilibri. Mele è vicina all’area di Franco Sabatini. E lui sembra essere vicinissimo a diventare il nuovo capogruppo in Consiglio regionale. Pietro Cocco, fedelissimo di Soru, in questo momento è debolisssimo. L’avvicendamento alla guida del gruppo in consiglio era quasi scontato, il primo passo del rimpasto. Ma era stato rimandato proprio per non turbare gli equilibri precari del partito. Il Pd è come un castello di carte.
Ma proprio per non ostacolare la scelta di Sabatini la Mele potrebbe essere sacrificata. Al suo posto potrebbe arrivare un grande saggio del partito. Una figura di garanzia, fuori dalle correnti. O in alternativa una sorta di comitato. La scelta non è di poco conto, perché la scelta della data del congresso finirà nelle mani di questo traghettatore. E gli equilibri tra le diverse anime del partito potrebbero essere modificate in modo profondo nella prossima assemblea.
L’altro snodo fondamentale arriverà dal risultato elettorale. L’affermazione del Pd nei due centri cardine Cagliari e Olbia potrebbero condizionare ancora una volta gli equilibri all’interno dei democratici. Il lavoro di mediazione in queste ore andrà avanti per arrivare a una soluzione condivisa. Anche perché se dovesse essere imposto un commissario da Roma per il Pd sardo sarebbe una delegittimazione. Un disconoscimento del lavoro fatto in questi mesi per non andare allo strappo. Perché la leadership di Soru traballava da mesi e le sue dimissioni sembravano quasi scontate. A salvare il commissario è stato il mancato accordo tra le correnti del partito.
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