La Nuova Sardegna

Italiani stressati e infelici: e la speranza di vita diminuisce

di Eugenia Tognotti
Anziani in attesa davanti a uno sportello dell'Inps
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Anziani in attesa davanti a uno sportello dell'Inps

L'OPINIONE - Gli ultimi dati sullo stato di salute della popolazione non possono essere legati solo ai tagli della spesa sanitaria: i fattori che incidono sono molti di più

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È un vero peccato che i dati sullo stato di salute degli italiani e sulla qualità dell'assistenza nelle nostre Regioni, forniti nei giorni scorsi dell'Istat e dall'Osservatorio nazionale sulla salute, siano stati letti e interpretati – in particolare per quanto riguarda la leggera flessione dell'aspettativa di vita – usando un'unica chiave di lettura. E cioè quella del meccanico collegamento tra questa e la riduzione delle risorse destinate alla prevenzione in conseguenza dei drastici tagli della spesa sanitaria.

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Cosa che tra l'altro ha dato modo ad alcuni organi d'informazione antigovernativi di ricorrere a titoli ad effetto. E a un utilizzo disinvolto dei risultati di elaborazioni complesse, branditi da alcuni articolisti e commentatori come arma politica contro il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Accusato, nientemeno, di contribuire con tagli alla sanità e rastrellamenti di risorse ad accorciare la vita degli italiani, in misura più o meno sensibile nelle venti regioni italiane, ciascuna col proprio sistema sanitario, compreso il nostro più che mai nell'occhio del ciclone nella fase decisiva della contestata riforma.

Una lettura distesa e non superficiale dei dati avrebbe potuto offrire – e non è troppo tardi per farlo – importanti motivi di riflessione. Partendo, intanto, da un'osservazione. Non c'è dubbio sull'importanza di efficaci politiche di prevenzione, in particolare di quelle finalizzate all'informazione e alla promozione della prevenzione primaria. Ma l'aspettativa di vita alla nascita ne è influenzata solo per una parte, come si può agevolmente constatare dagli studi in cui è messa a confronto con la spesa sanitaria pro-capite. Che vi influisce solo nell'ordine di pochi centesimi di punto percentuale, come mostrano i dati relativi ai 30 Paesi dell'area Oecd, dove spiccano i casi della Grecia e della Norvegia, che spende quasi il doppio del paese ellenico per assicurare ai propri cittadini una vita più lunga e più sana con i medesimi risultati.

Il fatto è che ad incidere sull'aspettativa di vita è una pletora di fattori tra cui la genetica, il reddito, la dieta, il livello d'istruzione, lo stile di vita (fumo, obesità, sedentarietà che forniscono, come si sa, un importante contributo all'insorgenza di malattie cronico-degenerative che rappresentano la parte di gran lunga prevalente della patologia esistente nella popolazione).

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Il corpo umano non è una macchina, è un complesso intreccio di corpo e anima. La vita umana – ha scritto il patologo messicano, Francisco González Crussì, nel bellissimo libro “Organi vitali” (Adelphi) – ha a che vedere con la fisiologia organica tanto quanto con relazioni, rappresentazioni, simboli, sogni e invenzioni. Le scelte personali, la qualità della vita di relazione e i rapporti sociali, la capacità di dare un senso alla propria esistenza, hanno una straordinaria influenza sulla salute.

Una serie infinita di studi mostra che la “felicità” – happiness – non è una “pallottola magica”, ma migliora la salute e allunga la vita. Una recente rassegna di 160 studi – fatta da un team di ricercatori dell'Università dell'Illinois – ha consentito di acquisire la prova che le persone felici tendono a vivere più a lungo e a sperimentare una salute migliore dei propri coetanei.

Gli stati d'animo positivi – hanno dimostrato esperimenti di laboratorio – riducono gli ormoni legati allo stress, stimolano la funzione immunitaria e aiutano il cuore dopo uno sforzo. Per contro, ansia, depressione, pessimismo, stress, insoddisfazione, mancanza di gratificazioni sul lavoro, incertezza economica e paura del domani sono associati a più alti tassi di malattia e ad una vita più breve.

Non sarà, allora, che la battuta d'arresto nel Belpaese della speranza di vita per uomini e donne in questi ultimissimi anni abbia anche altre cause – difficili da imprigionare in statistiche – oltre a quelle del venir meno delle risorse pubbliche a disposizione della prevenzione e delle cure nell'Italia renziana?

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