La Fondazione vuole rafforzarsi in Bper
Si pensa all’acquisto di quote della società madre che controlla il Banco. Cabras: serve più coraggio dalla politica
CAGLIARI. Se entro l’anno le Banche popolari e cooperative saranno obbligate a cambiare pelle, diventeranno società per azioni, chi da quelle parti ha investito un bel po’ di soldi non può stare certo a guardare. La Fondazione di Sardegna, che per strada ha perso la parola Banco (di Sardegna) ma che da una vita dello stesso banco continua essere proprietaria del 49 per cento delle azioni, è fra queste. Più che pensare a far fruttare ancora il suo storico pacchetto, oggi invece vorrebbe avere molto più peso nella Banca popolare dell’Emilia-Romagna. Perché? Perché è proprio la Bper ad aver la maggioranza del Banco (il 51 per cento) ed è sempre da quelle parti, la cabina di comando è a Modena, che tra l’altro hanno liquidato un altro storico marchio isolano, la Banca di Sassari, ingoblata nel Banco. Oggi la Fondazione ha solo il 2,15 della Bper e, senza nasconderlo, è da mesi che pensa a una mini scalata, per «avere in futuro più titolo e dire meglio la nostra sui prossimi piani industriali». Anche se sull’ultima fusione la Fondazione non ha nulla da obiettare: «Era anacronistico far vivere in parallelo due banche dello stesso gruppo ma concorrenti»
Il progetto. Entro l’anno, o comunque a medio termine, la Fondazione vorrebbe dunque raddoppiare le quote nella Bper. Potrebbe riuscirci con la vendita di parte delle azioni del Banco ai romagnoli, ma andrebbe bene anche uno scambio, con all’orizzonte addirittura questa prospettiva: arrivare a essere proprietaria perché no del 10 per cento della Bper. Nel presentare il buon bilancio consuntivo del 2015, intorno al miliardo e 35 milioni con un leggero calo rispetto al 2014, il presidente della Fondazione è stato chiaro. «Da un anno – ha detto Antonello Cabras – trattiamo con i soci su cosa potremmo fare della nostra quota del Banco». Siamo alla stretta finale. La Fondazione vuole realizzare liquidità con la vendita di una tranche del suo 49 per cento, in tutto quel pacchetto vale quasi mezzo miliardo, ma soprattutto sgomita per essere più presente e forte a Modena. Perché è un domani, quando ci sarà la trasformazione in Spa, non vuole essere certo «tagliata fuori». È un’operazione di alta finanza, ma «dobbiamo realizzarla in fretta», ha sottolineato Cabras. Con due santi motivi alle spalle: oggi nel consiglio d’amministrazione della Bper non siede neanche un sardo, c’era Antonello Arru fino all’ultimo rinnovo, e poi «dai nostri investimenti finanziari vogliamo ottenere di più».
Più soldi. Non certo per speculare, la Fondazione è no profit, ma per avere «altri milioni da destinare al territorio». Quest’anno di soli dividendi fra Banco, Bper, Cassa depositi e prestiti e altre operazioni, ha incassato 22 milioni e mezzo (sui 31,4 complessivi, solo 2 in meno rispetto alle previsioni d’inizio 2015) e «anche se ci siamo difesi o – ha sottolineato Cabras – è vero che avremmo potuto raccogliere molti più frutti». È quello che la Fondazione vuol fare anche con la mini scalata alla Beper, per andare oltre i 17,5 milioni (400 in meno in meno rispetto al 2014) distribuiti o assegnati attraverso interventi diretti in arte, ricerca scientifica e filantropia, e i «nostri bandi necessari per sostenere i timidi segnali di ripresa», ha detto Cabras.
Il futuro. Perché senza buttarla in politica, è stato preciso nell’aggiungere: «La Sardegna è un malato cronico e da parte delle istituzioni, regionali e nazionali, non mi pare che le terapie proposte finora siano state efficaci. Anzi, il contesto continua a essere troppo gracile». Regione e Stato devono «saper incidere», è stato l’invito per nulla diplomatico, con un’altra stoccata: «Crollata l’industria, noi discutiamo, mentre gli altri fanno e volano». Anche le banche non sono certo esenti da colpe, il caso Etruria e dintorni lo dimostra, e la Fondazione conferma d’aver contribuito al fondo Atlante per mettere al sicuro il sistema. E a proposito del suo futuro Antonello Cabras ha detto: «Nel 2018 scadrà il mio primo mandato. Farò anche il secondo che ho ancora disposizione? Non mi candido a priori, ma se me lo chiederanno, potrei accettare». Accetterà. (ua)
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