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LE VITTIME»IL RITRATTO

SETTIMO SAN PIETRO. Increduli e sconvolti i compagni di lavoro dell’ostetrica Luciana Corgiolu in servizio nel reparto Ginecologia del Brotzu. Un vicino di casa se la ricorda in reparto, 12 anni fa,...

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SETTIMO SAN PIETRO. Increduli e sconvolti i compagni di lavoro dell’ostetrica Luciana Corgiolu in servizio nel reparto Ginecologia del Brotzu. Un vicino di casa se la ricorda in reparto, 12 anni fa, l’età di suo figlio: «Era brava e sensibile, mia moglie si era trovata benissimo con le sue cure».

Senza parole tutti quelli che avevano a che fare con Pino Diana. Chef di rango (aveva aperto il ristorante del Timi Ama di Villasimius), era conosciuto da Chia a Buddusò e, adesso che era in pensione, si dedicava anima e corpo al volontariato nell’associazione Masise di Sinnai dove gli avevano affidato cucina e logistica, ma non gli bastava e coltivava anche un’altra idea. Aveva fatto sapere di essere pronto a insegnare il mestiere di cuoco a giovani migranti o anche a giovani che sentissero questa passione. Lo avrebbe fatto gratuitamente, bastava chiederglielo e avrebbe cominciato. Nel giardino della sua villetta di via Copernico aveva tirato su un piccolo edificio che stava attrezzando a laboratorio per la pasta fresca. Contava di cucinare anche piatti da portar via. Una miniera di iniziative, insomma.

Marito e moglie vent’anni fa avevano preso una decisione: adottare un figlio. Ne presero due, i fratellini Igor e Alessio, nativi di San Pietroburgo. A Settimo San Pietro la famiglia Diana si è trasferita nel 1990, qualcuno si ricorda dei bambini piccoli, ieri davanti alla villetta c’era una compagna di scuola di Alessio. Igor è diventato pizzaiolo, Alessio ha abbracciato la carriera militare. Due caratteri molto diversi. Nel 2013 Igor Diana ha vissuto un momento terribile. A bordo della sua auto, in viale Poetto, a Cagliari, all’altezza della caserma Monfenera, si era scontrato con uno scooterone condotto da un ragazzo. Il ragazzo era morto sul colpo. Ieri davanti alla villetta della tragedia una vicina diceva che, dopo l’incidente, Igor non era più lo stesso. La morte del ragazzo lo aveva colpito in modo indelebile. I genitori subito dopo l’incidente avevano anche temuto che lui stesso mettesse a repentaglio la sua incolumità. Ieri davanti alla villetta di via Copernico c’erano i due avvocati che lo avevano seguito nel processo per l’incidente. Anche i due legali hanno testimoniato della sofferenza del giovane per la difficoltà di accettare ciò che era successo.

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