La Nuova Sardegna

I teocon vanno all’attacco «Mattarella non firmi»

di Nicola Corda
I teocon vanno all’attacco «Mattarella non firmi»

Si prepara la campagna per il referendum. La Lega: i sindaci disobbediscano Renzi: «Rispetto per tutti ma ho giurato sulla Costituzione non sul Vangelo»

2 MINUTI DI LETTURA





ROMA. «Referendum dovuto, ora Mattarella non firmi la legge». Dalla pattuglia dei “teocon” in Parlamento parte la campagna per contrastare la legge sulle unioni civili appena approvata, mentre il premier Matteo Renzi replica seccamente alle critiche: «Io sono cattolico ma faccio politica da laico: ho giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo. L’atteggiamento negativo di parte della gerarchia e di parte del mondo cattolico era atteso. Ma ho rispetto di tutti». Centrodestra e cattolici sono in trincea. Ragioni costituzionali ma anche etiche, anche se, ci tengono a dire che «sono per garantire i diritti alle coppie dello stesso sesso».

La legge, di cui chiederanno l’abolizione parziale, aprirebbe in modo surrettizio alle adozioni e alla maternità surrogata attraverso «lo spiraglio del simil matrimonio» come dimostrano le sentenze della magistratura che hanno dato il via libera alle adozioni del partner. Il capo della Lega Salvini ripete l’invito ai sindaci del Carroccio a disobbedire, non celebrando le unioni. Hanno già aderito Attilio Fontana di Varese, Massimo Bergamin a Rovigo e Guido Castelli ad Ascoli. E per Giorgia Meloni, candidata a Roma, «i sindaci hanno il diritto di non celebrare personalmente queste unioni». «Contro la legge un centrodestra unito e allargato», dice Eugenia Roccella che con Quagliariello guida gli ultrà cattolici. Ci sono Gasparri e Giovanardi, la Lega ma anche qualcuno della maggioranza come Sacconi e Pagano di Alleanza Popolare. Primo passo, la pressione sul capo dello Stato affinché non firmi la legge e la rinvii alle Camere. Le incostituzionalità rilevate sarebbero la presunta violazione del principio del matrimonio fondato sulla famiglia naturale, e altre due di metodo come la mancanza di copertura finanziaria e l’impossibilità per i parlamentari contrari di discutere e modificare la legge, a causa della fiducia che ha blindato il testo.

A negare la mancanza di copertura finanziaria è intervenuto però il presidente dell’Inps Tito Boeri, che ha spiegato che sulla reversibilità delle pensioni «c’è un impatto sui conti inevitabile ma è nell’ordine di qualche centinaio di milioni di euro ed è quindi sostenibile». All’annuncio del referendum, Monica Cirinnà, auspica «che ci sia, perché lo vinceremo: gli italiani hanno sempre confermato le leggi di civiltà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative