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In migliaia per l’addio a Pino e Luciana

In migliaia per l’addio a Pino e Luciana

Grande commozione al funerale dei coniugi Diana, barbaramente uccisi nella loro casa dal figlio adottivo Igor

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SETTIMO SAN PIETRO. In prima fila, lo sguardo fisso sulle due bare ricoperte di fiori, il pianto trattenuto tormentandosi le labbra. Alessio Diana sentiva gli sguardi della gente, dell’intero paese, degli amici e dei colleghi che hanno partecipato ai funerali dei genitori, Pino Diana e Luciana Corgiolu. Alessio è l’unico sopravvissuto di una famiglia distrutta. Il padre e la madre riposano al cimitero, il fratello Igor – che insieme ad Alessio la coppia aveva accolto in casa e adottato 18 anni fa – è accusato del duplice omicidio volontario. Li ha uccisi ma non sa perché, ha confessato Igor al magistrato dal letto dell’ospedale di Iglesias in cui è ricoverato con un braccio fratturato. Quel “perché”, il motivo di tanta ferocia, lo sta cercando anche il fratello minore Alessio. Che ora dovrà provare a rimettere insieme la sua vita finita a pezzi all’improvviso.

I funerali. E lo stesso “perché”, ha detto don Giuseppe Orrù nell’omelia, «sento riecheggiare nel cuore di ciascuno di noi». Perché Pino e Luciana erano due persone buone, per le quali era naturale aiutare gli altri. In mille modi. E ieri, nella chiesa di San Pietro e nel piazzale stracolmo di gente, a ricordare questo amore per il prossimo c’erano le divise degli uomini della Protezione civile e delle associazioni di volontariato con le quali Pino Diana collaborava. E c’erano le colleghe e amiche ostetriche di Luciana, che con lo stesso amore aveva fatto nascere tantissimi bambini e tutti li accoglieva con lo stesso caldo abbraccio. «Ciao Luciana – ha detto una collega alla fine della cerimonia funebre – Sei stata una donna grande che ha accompagnato altre donne, una donna che ha dato la vita per il prossimo, fino alla fine morendo da martire». Poi un lungo applauso all’uscita delle bare della chiesa. Con Alessio, sempre in prima fila, stretto tra gli zii Lucia (sorella della madre) e Gabriele e il cugino Emilio Usai. Alessio ha ancora lo sguardo fisso, quasi perso. E non smette di tormentarsi il labbro, di struggersi alla ricerca di un perché.

La cerimonia. I funerali sono stati concelebrati da cinque sacerdoti e presieduti dal parroco del paese del Basso Campidano don Giuseppe Orrù. Il sacerdote all’inizio della cerimonia ha letto una lettera del vescovo dell’arcidiocesi di Cagliari monsignor Arrigo Miglio che si scusava per non aver potuto partecipare al rito funebre ed esprimeva solidarietà ai familiari e vicinanza a tutta la comunità di Settimo San Pietro.

Il delitto. È una delle pagine più brutte per Settimo San Pietro. La seconda tragedia familiare in pochi anni. Pino Diana e Luciana Corgiolu dormivano nel loro letto nella villetta di via Copernico quando il figlio Igor – così il 28enne ha raccontato al magistrato – ha sentito un forte istinto omicida. Ha preso una mazza, ha colpito con violenza i genitori, poi li ha finiti con diverse coltellate. Subito dopo ha fatto una doccia e si è rimesso a letto. Per quasi due giorni ha vissuto in quella casa dell’orrore, dove ha calpestato il sangue del padre e della madre. Poi ha deciso di andare via portandosi dietro una pistola. A fermare la sua fuga sono state le forze dell’ordine. Lui è rimasto ferito e dovrà essere operato a un braccio. Poi andrà in carcere: «So già che cosa vuol dire, sono stato 10 anni in orfanotrofio». Quello dal quale l’avevano portato via Pino e Luciana: volevano offrirgli una vita migliore.

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