Spara al cinghiale e uccide l’amico La vittima è un allevatore di Nule
Giovanni Antonio Giobbe raggiunto al petto dalla fucilata esplosa dal nuorese Bruno Marrocu I due, residenti in Toscana da molti anni, erano impegnati in una battuta di frodo in provincia di Pisa
NULE. È finita in tragedia venerdì scorso in Toscana, una battuta di caccia di frodo al cinghiale a cui stavano partecipando due amici di origine sarda, ma da tempo residenti nella penisola.
Il dramma si è consumato a Riparbella in provincia di Pisa, dove un allevatore originario di Nule, Giovanni Antonio Giobbe, 59 anni, è stato ucciso per errore da un amico che gli ha sparato al petto. Due colpi esplosi nel buio, in mezzo alla pioggia e al forte vento, Bruno Marrocu, 41 anni originario di Nuoro ma residente da tempo in Toscana, si è accorto troppo tardi che i pallettoni della sua doppietta calibro 12 non avevano centrato un cinghiale ma il suo amico Giovanni Antonio, anche lui residente a Riparbella.
Un errore fatale nella battuta di caccia di frodo che i due avevano organizzato nella serata di venerdì scorso. Giobbe è stato colpito in pieno petto mentre attendeva di sparare all’animale selvatico. Marrocu, sconvolto, ha chiamato il 118, mentre sul posto, una radura in cima ad una collina situata a pochi chilometri dal podere Le Tegole, è arrivato anche il figlio maggiore della vittima avvisato proprio da Marrocu.
«Ho cercato mio padre nelle due ambulanze ferme lungo la strada ma non c'era. A quel punto ho iniziato a correre in cima alla collina - ha raccontato il figlio - era a terra, ferito al petto e pieno di sangue. Mi sono buttato su di lui, respirava ancora. L'ho chiamato ma non mi ha riconosciuto, ho provato a stringergli la mano ma mi sono accorto che stava diventando fredda. A quel punto ho capito che non ce l'avrebbe fatta». Sconvolto anche l’amico che ha sparato accidentalmente. «Pensavo di avere colpito il cinghiale a cui avevamo sparato poco prima, invece era il mio amico», ha riferito sabato ai carabinieri Bruno Marrocu, indagato in stato di libertà per il reato di omicidio colposo.
I due amici avevano deciso di andare a sparare ai cinghiali. Non era la prima volta, stando a quanto è emerso dalle prime indagini. Ma venerdì notte durante la battuta non hanno avuto quell’intesa che è necessaria a scongiurare drammi come quello costato la vita al cacciatore originario di Nule. Giovanni Antonio Giobbe è morto a bordo dell'ambulanza, tra le braccia del figlio. La vittima non aveva neanche la licenza per il porto d'armi.
Dopo il dramma i carabinieri hanno cercato di capire se il cacciatore che ha sparato possedesse altri fucili.
Così gli sono stati ritirati - si tratta di una misura che viene adottata per precauzione - anche le altre armi da lui regolarmente detenute e denunciate, una pistola semiautomatica insieme ad alcuni fucili.
Ieri, su disposizione della Procura della Repubblica, è stata effettuata l’autopsia sul corpo di Giovanni Antonio Giobbe.
Oggi a Riparbella ci sarà l’ultimo saluto a un uomo che era perfettamente integrato nella comunità in cui aveva scelto di vivere dopo aver lasciato la Sardegna.
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