La Nuova Sardegna

il duplice omicidio a settimo san pietro

I genitori massacrati e Igor prelevava denaro

di Mauro Lissia
I genitori massacrati e Igor prelevava denaro

CAGLIARI. Dopo aver ammazzato a colpi di mazza da baseball e coltello i genitori, Igor Diana ha preso il postamat del padre e con quello ha prelevato un migliaio di euro. Ha incontrato due amici, ha...

3 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Dopo aver ammazzato a colpi di mazza da baseball e coltello i genitori, Igor Diana ha preso il postamat del padre e con quello ha prelevato un migliaio di euro. Ha incontrato due amici, ha acquistato marijuana e ha preparato con calma una fuga impossibile, con l’idea del suicidio fissa nella mente. Al gip Giovanni Massidda ha detto che il delitto non ha spiegazioni («non mi capivano») ma un amico ha riferito alla polizia che i genitori dormivano spesso con la porta della camera chiusa a chiave: temevano che Igor entrasse a derubarli, perché quel ragazzo accusato di omicidio aggravato viveva ossessionato dal bisogno di denaro. Coi genitori erano liti continue e burrascose, chiedeva piccole somme, cinque o dieci euro per volta. Quando gli venivano negate erano urla e minacce. Ma Igor litigava con chiunque: i genitori gli avevano consigliato un consulto con uno psicologo, la madre della sua bimba l’aveva lasciato dopo dieci anni per via del suo carattere irascibile e violento. Per il giudice Massidda quella di Igor é «un’indole criminale particolarmente inquietante» e gli esiti dell’indagine condotta da polizia e carabinieri con il coordinamento del pm Daniele Caria l’ha rivelato come «un soggetto sanguinario, non affatto in grado di dominare i propri impulsi e sottostare alle prescrizioni». Nelle ventidue pagine firmate dal gip si delinea una versione più chiara anche della cattura: è vero, Igor - l’ha detto e ripetuto - ha puntato la Beretta calibro 9 del padre contro di sè, ma più volte anche in direzione di agenti e militari che lo braccavano. Ha provato a sparare, ma il carrello si è bloccato. Lui nega, ma c’è un filmato registrato dalle forze dell’ordine più eloquente di qualsiasi racconto. Ma ciò che emerge con chiarezza dalla ricostruzione contenuta nella misura cautelare firmata dal gip Massidda è la lucidità del giovane di origine russa: descrive la lotta col padre, che dopo le bastonate lo insegue dabbasso, cerca di colpirlo con una sedia e finisce accoltellato. Dopo, l’esecuzione spietata della madre, con quattro fendenti al collo. Quindi la calma successiva: una doccia, il postamat, l’uscita apparentemente tranquilla e le risposte rassicuranti alle colleghe della madre che chiedevano al telefono come mai la signora Luciana non si fosse presentata al lavoro, la mattina di lunedì: «Ha uno strappo a un braccio, non può rispondere, è a letto». Invece i corpi dei genitori erano là, in mezzo al loro sangue («ho messo alcuni abiti in terra per non sporcarmi mentre camminavo»), uccisi al culmine di incomprensioni stratificate negli anni: «Non mi sono reso conto di quello che stavo facendo... stupefacenti? No, quella sera soltanto qualche birra». La tesi è quella dell’impulso incontrollabile («non ricordo come è iniziata la lite, in realtà non c’è stata una lite...»), che però si scontra con l’incredibile lucidità dei momenti successivi e dei due giorni seguenti. Lui dice: «Non avevo un’idea precisa di cosa fare dopo, la sera dopo la notte in cui sono avvenuti i fatti sono andato a San Michele ad accompagnare un amico che doveva acquistare del fumo». Con la pistola in tasca, l’arma che doveva servirgli a farla finita: «Ci ho pensato, ma non ho trovato il coraggio». Piena, totale la consapevolezza: «So di aver fatto un grosso errore e che per questo devo pagare». Per ora hanno pagato i genitori.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative