Sulla Asl unica è partito lo scontro: quattro le proposte
Pds, Udc e Riformatori non hanno ritirato le loro bozze La Giunta cerca un compromesso ma senza esagerare
CAGLIARI. Chi sull’Asl unica farà per primo un passo indietro, o come minimo di lato? La Giunta, che però sul testo presentato pare voler lasciare pochi margini ai contestatori interni, oppure lo faranno i partiti i ribelli della maggioranza? Per «non andare a casa in anticipo», come promesso dal governatore Pigliaru se «la nostra bozza fosse stravolta», chineranno o no la la testa? O ancora: i Riformatori, anche loro sono per l’Asl unica, daranno o meno un sostegno alla Giunta se per strada dovesse perdere qualche pezzo?. E che farà il resto della minoranza: cercherà il dialogo o continuerà a usare la ruspa? Quando la corsa è appena cominciata, ieri, le domande sulla rivoluzione sanitaria sono ancora tutte senza risposta. La partita non è lunga, entro il 30 giugno va chiusa, ma non è stato giocato neanche metà del primo tempo e le sorprese potrebbero essere ancora tante. Oggi cominceranno le audizioni no stop – dai medici ai sindacati, dai sindaci ai commissari Asl – e solo fra una settimana il futuro sarà più chiaro.
Quattro bozze. La Giunta ha confermato il suo disegno di legge, gli altri le loro proposte. Il Partito dei sardi (tre Asl) l’Udc, sempre tre, e i Riformatori, una sola Azienda, non hanno ritirato i rispettivi dossier. Il che vuol dire: tutte e quattro le possibili leggi dovranno essere discusse e nessuna, almeno in ipotesi, potrà prevaricare sulla concorrenza. Anche se il punto di partenza continuerà a essere il testo della Giunta, mentre le altre potrebbero diventare un «interessante serbatoio» da cui tirar fuori emendamenti e correzioni.
In scena. Alzato il sipario, l’ordine di apparizione è stato questo: Luigi Arru, assessore alla Sanità, Augusto Cherchi del Pds, Giorgio Oppi dell’Udc e Michele Cossa dei Riformatori. Il primo alla fine del suo intervento dirà: «C’è un clima buono e non mi pare ci sono chiusure a priori». Nell’aula della commissione – presieduta da Raimondo Perra (Psi) – l’assessore aveva detto anche: «La riforma è indispensabile. Sulla spesa sanitaria, se vogliamo ridurla e migliorare l’offerta, serve per forza una gestione unica. Senza dar vita a mostri dai super poteri». Poi è stata la volta di Cherchi (Pds): «Attenzione – ha detto – di non voler far in neanche due mesi quello che altri hanno realizzato in anni». Per chi ha parlato dai banchi della maggioranza, «l’Asl unica potrebbe essere un salto nel buio con il rischio del caos. Mentre la nostra ipotesi, le tre Asl, sarebbe un passaggio intermedio meno traumatico». Oppi (Udc) ha aggiunto: «Accentrare e accorpare va sempre fatto senza fretta, o a rimetterci sarebbero solo i cittadini. Noi abbiamo lanciato un sasso nello stagno per vedere l’effetto che fa». Secondo Cossa (Riformatori) «l’Asl unica è la migliore risposta all’esigenza di un equilibrio ragionevole fra i costi e un sistema più efficiente. Ma serve un grande consenso per andare avanti». Per ora non c’è, tanto che lo stesso Cossa aggiungerà: «Il disegno di legge della Giunta è un pasticcio. La nostra proposta è molto più snella per liberarci da sprechi e clientele». Ma prima di ogni altro confronto il grande problema è questo: «La maggioranza si metta d’accordo con se stessa (ora non lo è) e allora sì che potremmo andare avanti», ha detto Pietro Pittalis di Fi. (ua)
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