Lotti: «Il Pd sardo non avrà bisogno di un commissario»
Oggi l’assemblea a Oristano: il vice di Renzi è ottimista «Le amministrative non saranno un test per il Governo»
CAGLIARI. La missione improvvisa del principe di Palazzo Chigi, il vulcanico Luca Lotti, perché sul trono si sa c’è Matteo Renzi, non è stata aggressiva e neanche del proconsole ai confini dell’impero. È escluso. Alla vigilia dell’assemblea regionale del Pd, questo pomeriggio a Oristano per eleggere il successore del dimissionario Renato Soru, chi è sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri e da sempre siede alla destra del premier, non è sbarcato per imporre una linea. Anzi: «Sono sicuro che il Pd sardo riuscirà a uscire dallo stallo con le sue gambe», dirà. Non ci sono altre interpretazioni possibili sul viaggio lampo, secondo il suo entourage. Perché sia ancora tutto molto più chiaro: tempo fa Lotti era stato invitato come guest star alla convention – si chiama l’Inkontro – in cui ogni anno si ritrova chi tira le fila del mercato nazionale dei consumi, dalle merendine alle bibite. Lotti, giura, ha solo approfittato dell’occasione. L’ha fatto per dare lustro alla presentazione della lista Dem alle Comunali di Cagliari, la sala era piena. Poi per parlare a lungo con il più renziano dei renziani in Sardegna, Gavino Manca, sostenere il sindaco uscente Massimo Zedda («È un vincente», dirà) e fissare un prossimo appuntamento a Roma – «Ci saranno grandi novità», annuncerà – con il governatore Francesco Pigliaru dopo un colloquio fitto fra i due prima di entrare in campagna elettorale.
Esclude che il Pd sardo sarà commissariato da Roma?
«Non sarà necessario. Sono convinto: avremo subito un nuovo segretario regionale».
Le correnti però pare siano ancora lontane dalla pace.
«No. Sono molto più vicine di quello che potrebbe sembrare dall’esterno. So di una ritrovata armonia. C’è il sereno».
Se invece dovesse venir giù un altro temporale?
«Allora interverrebbe di sicuro la segreteria nazionale. Ma non ci sarà bisogno di alcun commissario».
Le amministrative saranno un test per il Governo?
«No. Álle Comunali si vince se un sindaco ha governato bene ed è il caso di Massimo Zedda. O se chi si presenta, convince i cittadini. A Cagliari, come a Roma e Milano, a far la differenza sono i marciapiedi che hai realizzato e i cantieri a aprire, non certo il Jobs act e le riforme. Anche se è ovvio che, insieme alla legge sulle unioni civili, sono stati passaggi decisivi per restituire fiducia».
L’unico test sarà il referendum costituzionale, in autunno?
«Non c’è dubbio, Renzi è stato chiaro: bisogna vincerlo. Dopo anni di parole, siamo ai fatti. Una generazione politica ci mette e ci metterà la faccia. Se non si vince, andremo via».
Quella partita la volete stravincere.
«Ci sono sfide entusiasmanti in cui basta anche un solo gol per passare alla storia e questa è una di quelle».
Poi le elezioni politiche.
«È possibile e saranno con una legge, l’Italicum, che garantirà il massimo della governabilità per i vincitori».
Il Pd è ancora un partito di centrosinistra?
«Certo ed è per questo che vorremo evitare di cercare altrove gli alleati».
In Sardegna cresce il dibattito sull’indipendentismo.
«È un confronto interessante. Ma non per sfiducia verso lo Stato: è un’aspirazione».
Quando Renzi verrà a Cagliari? Ha un Patto da firmare.
«Prima della fine del mese. Però ricordo che è questo Governo ad aver riconosciuto, pochi giorni fa, alla Sardegna le maggiori entrate fiscali attese da dieci anni. Sì, noi siamo proprio quelli del fare». (ua)
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