Scanu: «Un contributo alla verità»

Il deputato Pd guida la commissione d’inchiesta: presto trarremo le conclusioni

SASSARI. Un prezioso contributo al servizio della verità. Il deputato Pd Gian Piero Scanu accoglie con soddisfazione la sentenza della Corte d’appello di Roma. Un provvedimento che non lascia dubbi sulle responsabilità della Difesa. Una sentenza che in qualche modo sembra anticipare quello che sarà il verdetto della commissione sugli effetti dell’uso dell’uranio impoverito da lui presieduta. «Io lo considero un provvidenziale contributo alla definitiva conclusione di una troppo lunga e troppo tortuosa strada verso la verità – afferma il parlamentare olbiese –. Per troppi anni la speciosa e strumentale ricerca del cosiddetto nesso causale corrispondeva di fatto a una malcelata volontà di negare l’evidenza. Negando, allo stesso tempo, il diritto al riconoscimento non solo economico ma anche morale a coloro che si sono ammalati e sono morti nello svolgimento del loro dovere».

Tempi rapidi. I lavori della commissione d’inchiesta si sono aperti il 28 gennaio con l’obiettivo di assicurare in tempi rapidissimi la verità sulla vicenda dell’uranio impoverito. «La cifra giuridica della sentenza di ieri coincide perfettamente con l’impostazione che sta dando la commissione – spiega Scanu –. I punti della relazione intermedia che la commissione esaminerà la prossima settimana saranno quelli su cui si reggerà la proposta di legge. E grazie a essa il Parlamento avrà la possibilità di mettere la parola fine a una brutta pagina della civiltà giuridica italiana».

Relazione intermedia. Già in passato il Parlamento aveva provato a fare piena luce sulle vittime dell’uranio, ma senza successo. «La nostra è la quarta commissione e dovrà essere l’ultima. Normalmente le relazioni intermedie o conclusive vengono presentate alla scadenza dell’organismo, noi lo faremo a 5 mesi dall’insediamento. Anche questa è una inequivocabile conferma della volontà della commissione di fare le cose bene e nei tempi giusti». La relazione intermedia, che anticipa le conclusioni, sarà presentata mercoledì, alla vigilia dell’audizione del ministro Roberta Pinotti.

Cambio di giurisdizione. Tra le novità introdotte da Scanu c’è il cambio di giurisdizione: non sarà più una commissione formata da militari a decidere sul rapporto causa effetto tra la malattia contratta da un soldato e la sua attività nell’esercito, ma un organismo terzo quale l’Inail. «È una rivoluzione – dice ancora Scanu –. Si laicizza una procedura ma anche un modo di intendere e vivere le relazioni all’interno del mondo militare. Lo Stato assume su di sé la volontà di dirimere queste questioni, sottraendo il compito alla giurisdizione domestica e militare».

La volta buona. In questi mesi di lavoro alla guida della commissione Gian Piero Scanu non ha mai incontrato la famiglia di Salvatore Vacca. Nessuna dimenticanza, ma solo una scelta. «Ho preferito limitarmi ai contatti formali e istituzionali. Abbiamo ascoltato le testimonianze di ammalati e vittime, ma visite private no, perché per quanto abbiano un grande valore sul piano umano, rischiano di creare aspettative. Anche se questa è la volta buona. Anzi, dovrà essere la volta buona».

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