La Nuova Sardegna

La Regione contro Ep: «Investa i 700 milioni»

di Gianni Bazzoni
La Regione contro Ep: «Investa i 700 milioni»

Dopo la rinuncia al quinto gruppo l’assessore Piras insiste: usare quelle risorse

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SASSARI. «Ep ritiene l’investimento sul quinto gruppo superato e antieconomico? Non c’è problema, il nuovo Piano energetico regionale offre opportunità per dirottare gli investimenti previsti verso un programma di interventi che, per esempio, sono legati alla metanizzazione della Sardegna e a una serie di azioni utili per migliorare le condizioni ambientali e di sostenibilità del sito energetico che hanno rilevato appena un anno fa».

L’assessore regionale all’Industria Maria Grazia Piras risponde così all’annuncio ufficiale di EP Produzione che ha formalmente rinunciato alla costruzione del quinto gruppo a Fiume Santo, tagliando un investimento programmato (e sostenuto dall’Aia, l’Autorizzazione ambientale integrata) di circa 700 milioni di euro.

La richiesta. «Chiedo all’azienda ceca, e lo farò prestissimo direttamente perché la prossima settimana incontrerò i vertici – ha detto l’assessore Piras – di rendersi disponibile a un confronto serio, per valutare quali iniziative mettere in campo in sostituzione del progetto che ha portato alla cancellazione dell’investimento».

Multinazionali. Il messaggio che arriva dal rappresentante della giunta regionale in fondo è chiaro: non si può delegare alle multinazionali la programmazione industriale e la decisione sugli interventi da fare.

Metano. Il faro resta la metanizzazione che passa per il modello bastato sul Gnl (Gas naturale liquefatto). Ci sono già le linee guida e una interlocuzione avanzata con il Governo e non è improbabile che il presidente del consiglio Matteo Renzi (sarà in Sardegna il 28 maggio) possa portare qualche certezza in più.

Le opportunità. «È innegabile – ha ribadito Maria Grazia Piras – che la mancata realizzazione del quinto gruppo rappresenta un fatto negativo perché è un investimento che viene a mancare nel nord Sardegna. E per questo ci aspettiamo che un’azienda così importante sappia trasformare quella rinuncia in una opportunità per il sistema economico del nord-ovest dell’Isola».

L’idea dominante sembra essere quella che il finanziamento era già perso: sono troppi undici anni per portare a casa un’opera che già dopo il primo biennio era fuori mercato.

Ruolo delicato. L’assessore Piras non lo dice ma il suo è un ruolo delicato, facilmente al centro di critiche: se avesse insistito ancora per la costruzione del nuovo gruppo, sarebbe stata giudicata «una carbonara», in contrapposizione persino con il processo di decarbonizzazione rilanciato dall’accordo alla Cop 21 di Parigi. E - dall’altra parte - se non avesse portato EP a un confronto serrato per cercare di salvare un investimento rilevante, sarebbe stata accusata di disinteresse verso un territorio devastato dalla crisi, slegato dal contesto della programmazione regionale. Dove invece può avere un ruolo determinante.

Investimenti. «Credo che ci siano spazi per assicurare investimenti rivolti ai green jobs, che rappresentano una alternativa fondamentale nella transizione industriale e nel nuovo modello di sviluppo che questa giunta sta perseguendo».

Rigassificatori. Il pensiero è rivolto agli impianti di stoccaggio e ai rigassificatori di piccola taglia sul modello small scale Gnl, e soprattutto alla dorsale regionale che - nei piani della giunta - rappresenta la garanzia di concentrazione territoriale dell’offerta di metano. I due punti dei poli metaniferi sono indicati al momento nei porti di Porto Torres e Sarroch (già infrastrutturati), e su queste basi è atteso un confronto concreto e urgente.

Rifiuti. Intanto, però, dall’incontro che i vertici di EP hanno avuto a Roma con i sindacati nazionali rimbalzano indiscrezioni legate alle strategie future della società ceca. EP avrebbe dichiarato che se dovessero arrivare richieste, non avrebbe difficoltà a modificare i propri impianti di Fiume Santo per il processo di eliminazione dei residui dei rifiuti della differenziata. In pratica nella centrale brucerebbe una miscela formata da carbone (5 per cento) e rifiuti derivanti dal secco che altrimenti andrebbe smaltito in discarica. É un capitolo sul quale esistono parecchie diffidenze, anche perché la proposta arriva ancora una volta calata dall’alto.

Il centro resta, invece, il metano: e su questo fronte la Regione è pronta a chiedere a EP di utilizzarlo. L’uso del gas abbasserebbe di colpo le emissioni del 30 per cento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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