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Lavori ancora fermi, e in cassa 35mila euro

Lavori ancora fermi, e in cassa 35mila euro

L’area è ricoperta dalle erbacce e manca la firma sul contratto che permetterà di riprendere gli scavi

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CABRAS. Quando? «Presto». Per quanto tempo? «Lo sapremo quando verrà firmato il contratto». Dove? «Nella zona a nord ovest dell scavo, quella che avevamo indicato prima dalla pausa invernale». E chi? «Gli archeologi della soprintendenza e quelli della ditta Archeosistemi».

Alessandro Usai ieri non era a Mont’e Prama, il responsabile scientifico dello scavo è all’estero e risponde alle domande con la fretta di chi è impegnato in altre faccende.

Gli scavi di Mont’e Prama dovrebbero però essere all’ordine del giorno perché l’inverno è alle spalle e la bella stagione può garantire le condizioni climatiche ideali per riaprire lo scavo più importante del Mediterraneo.

Invece, le scadenze non sembrano un problema della soprintendenza: «Quando riprenderemo a scavare? Non lo so, tra qualche giorno potrò essere più preciso – ha detto Alessandro Usai – in ogni caso non credo che il nuovo contratto sia stato firmato e prima che questo accada non potremo di certo iniziare a lavorare». Il contratto a cui Usai fa riferimento permetterà alla soprintendenza di impiegare i ribassi d'asta del primo appalto, 35mila euro, e di continuare a lo scavo per circa un mese, sempre utilizzando come partner la ditta Archeosistemi di Reggio Emilia.

Trenta giorni di lavoro che potrebbero allungarsi se interverranno le università sarde e la Fondazione Banco di Sardegna, che aveva annunciato lo stanziamento di un fondo destinato agli scavi. Di certo c’è solo il ribasso d’asta del primo appalto. il resto sono parole in libertà che certo non fanno bene all’immagine di un sito che non riesce ad attrarre investimenti e a scalare la classifica delle aree in grado di diventare poli d’attrazione, culturale e turistica. I giganti di pietra e i loro occhio magnetici ormai sono ovunque ma la loro casa è ancora ferma alle fondamenta e non c’è traccia di un progetto che possa puntare alla realizzazione di una struttura portante, anche grezza.

A minare ulteriormente le basi instabili del castello di carte costruito a Mont’e Prama ci pensa il sito archeologico, diventato una piccola giungla d’erbacce e fiori di campo: «Era inevitabile – commenta ancora Alessandro Usai – è cresciuta un po’ d’erba ma sono sicuro che troveremo il sito come l’abbiamo lasciato, e mi riferisco alle indagini archeologiche».

E quando riprenderanno gli scavi la zona da indagare sarà quella che punta a nord ovest, sempre all’interno del recinto. L’indagine della capanna, ormai riconosciuta come edificio di culto, subirà uno stop e gli archeologi punteranno verso il pendio, dove la terra sale e dove si spera di rinvenire altri tesori archeologici. (c.z.)

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