Un polo archeologico a Oristano
C’è l’idea di creare una scuola di specializzazione destinata ai migliori studenti
SANTA GIUSTA. Un regalo prima di togliere il disturbo. Gaetano Ranieri ha la valigie in mano ma vorrebbe concludere la sua lunga parentesi nel Sinis riportando a galla una vecchia idea, forse dimenticata: «Sarebbe bellissimo se si riuscisse a creare un polo culturale dedicato all’archeologia – ha detto Ranieri – proprio qua, a Oristano o nei paesi vicini».
Come capita spesso quando il geofisico dell’università di Cagliari scioglie le briglie all’immaginazione, è ambizioso: il Centro di cultura scientifica dedicato alla memoria del fisico Ettore Majorana a Erice, in Sicilia. Nel caso di Oristano, sfruttando i finanziamenti messi a disposizione dall’Unione europea, la materia da indagare non sarebbe la fisica ma l’archeologia: «Perchè il Sinis è un territorio ricchissimo da questo punto di vista e oltre alla testimonianze nuragiche ci sono anche quelle fenice, cartaginesi e romane. Ma anche perché qua siamo al centro della Sardegna, in una zona facilmente raggiungibile», ha spiegato ancora Ranieri. A Erice ci sono 123 scuole postuniversitarie che indagano tutti i campi della ricerca scientifica moderna e garantiscono borse di studio agli studenti meritevoli.
L’idea da trasportare nel Sinis è la stessa e la espone proprio il geofisico: «Corsi post laurea tenuti dai migliori docenti e dedicati ai migliori studenti, un polo culturale che possa rilanciare lo studio dell’archeologia che, purtroppo, negli ultimi anni ha avuto poche scosse». I primi contatti per trasformare in realtà un’idea affascinante sono arrivati con i sindaci di Oristano e Santa Giusta. A Quanto pare la città di Eleonora d’Arborea avrebbe dato la disponibilità di alcune sale del chiostro del Carmine, la sede del Consorzio Uno che gestisce la sezione oristanese dell’università di Cagliari e di Sassari.
Allo stesso modo, anche Santa Giusta ha ricevuto la proposta di Gaetano Ranierie l’ha presa molto sul serio. Il sindaco, Antonello Figus, sarebbe pronto ad accettare: «Ma un discorso in farse embrionale e per realizzarlo servirebbero i soldi dell’Unione europea».
Chi ha tempo, però, non deve aspettare tempo e proprio in questi giorni partiranno i lavori di ristrutturazione delle case che agli inizi del secolo avevano ospitato gli ingegneri che si erano occupati della bonifica di Arborea: «La Regione ha finanziato in progetto di recupero di questi edifici. Sono parte della nostra storia e sarebbero la locazione ideale anche per la scuola di archeologia immaginata da Gaetano Ranieri».
Un sogno a occhi aperti? Forse, ma anche un’idea che scuote dal torpore e che apre nuovi orizzonti. (c.z.)
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