Referendum, quelli del No: «Costituzione in pericolo»
Alla guida del comitato Andrea Pubusa e Carlo Dore: contestata anche la Giunta «La riforma è solo un guazzabuglio buono per i leader, non per la democrazia»
CAGLIARI. Quelli del No al referendum costituzionale di ottobre sanno da settimane che, nei prossimi mesi, dovranno vedersela con una macchina da guerra, Matteo Renzi e il suo straripante cerchio magico. Allora, niente preamboli, meglio andare subito al sodo e all’attacco: «La revisione della Costituzione è un pasticcio, con in più il rischio scatenato dalla nuova legge elettorale nazionale, l’Italicum, questo: consegnare un potere enorme ai prossimi governi». Costituzionalista, Andrea Pubusa è da sempre uomo, poltico e docente dai toni forti: «Politicamente – ha detto – vorrei che Renzi non fosse neanche nato e ricordo a tutti che non è stato eletto premier. Eppure con un colpo di mano, senza cercare il consenso come dovrebbe essere in questi casi, ha stravolto, non modificato, 47 articoli su 139 della Costituzione, e ora pretende un sì banale dagli elettori». Per chi è a capo del Comitato per il no, in Sardegna, «Renzi continua a commettere un’infinità di strafalcioni tecnici e non solo. Ad esempio, aver personalizzato ed esasperato il referendum a me pare un gesto a metà fra l’arroganza e la paura». Con a fianco il consigliere regionale Fabrizio Anedda (Comunisti italiani), il professore è stato sicuro in una previsione: «Le pecche cominciano a saltare fuori e presto gli italiani si renderanno conto che siamo al guazzabuglio». Sostenuto dall’avvocato Carlo Dore e dal ricercatore universitario Carlo Dore junior, Pubusa è stato scientifico nello smontare la riforma.
L’attacco. Il Senato sarà abolito? «No, non verrà solo più eletto, ma nominato ed è peggio. Poi le spese della politica non diminuiranno se non quelle degli stipendi dei senatori, la struttura rimarrà in piedi». Quale sarebbe potuta essere l’alternativa? «Dimezzare il numero dei parlamentari, ma lasciare due Camere. Soprattutto perché la semplicità data dagli altri per sicura dopo la riforma non ci sarà proprio. Sono previsti – ha proseguito Pubusa – ben 12 passaggi di pareri fra Camera e Senato delle Regioni. Il risultato sarà un farraginoso meccanismo legislativo in cui dovranno esserci centinaia interventi della Corte costituzionale fra correzioni e interpretazioni». Se vinceranno i Sì, il Governo che verrà sarà più forte? «La Camera sarà eletta con l’Italicum, una legge in cui, lo ricordo, i capilista sono blindati, e grazie a un esagerato premio di maggioranza, il Parlamento finirà per essere ostaggio a vita del leader vincente. Altro che controllo democratico».
Futuro fosco. Per il No, sarà grigio anche l’orizzonte. «Renzi – sono state le parole di Pubusa – ha approvato la riforma sicuro di vincere le prossime Politiche. Supponiamo invece il successo di una forza eversiva o populista, sarebbe un disastro. Con la Costituzione alleggerita dalle attuali garanzie, le leve del potere finirebbero addirittura in mano a chi vince solo con il 15 per cento dei voti ma poi si gonfierebbe il petto e non solo grazie all’esagerato premio di maggioranza». È l’Italicum – ha sottolineato Carlo Dore – «la madre del disastro ed è per questo che raccoglieremo le firme contro la legge elettorale».
Autonomia a rischio. Per quelli del No anche la Sardegna è in pericolo. «È vero – ha detto Dore junior – che le Regioni a Statuto speciale non sono messe in discussione, ma allo stesso tempo nessun può negare l’avanzata di un evidente neo centralismo e, alla fine, la Sardegna pagherà pegno». Immancabile è arrivata anche una stoccata pesante indirizzata alla giunta Pigliaru: «E’ la presidenza più triste della storia, priva di mordente e personalità – ha detto Pubusa – e appiattita sul Governo. Qualcuno farebbe bene a rileggersi i libri scritti dai padri fondatori della Repubblica e anche da suo padre (il riferimento è ad Antonio Pigliaru) e allora si che capirebbe subito in quale tunnel sta per finire l’Italia». (ua)
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